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STRAGE IN SINAGOGA/ Gerusalemme, attentato con asce e pistole: quattro fedeli uccisi

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foto: Infophoto  foto: Infophoto

Strage a Gerusalemme: due attentatori hanno ucciso quattro fedeli ebrei in una sinagoga. A loro volta sono stati uccisi dalle guardie di sicurezza. I due terroristi arabi hanno fatto irruzione nella sinagoga “Kehilat Yaakov” di Shimon Agassi Street, a Gerusalemme Ovest. Erano le sette, era l’ora della preghiera mattutina, quando armati di pistole, coltelli e asce si sono avventati contro i fedeli. I due sono palestinesi di Gerusalemme Est, hanno raggiunto la sinagoga in auto e appena entrati hanno aperto il fuoco, gridando “Allah hu-Akbar”. Nell’attacco sono rimaste uccise quattro persone e otto sarebbero i feriti, di cui cinque moto gravi. Trasferiti all’ospedale Hadassah –Ein Kerem, sono stati ricoverati. I due terroristi avevano carte di identità blu che indicano la cittadinanza israeliana. Si tratta di due cugini, di 22 e 27 anni, del quartiere arabo Jabel Mukaer di Gerusalemme Est. Al momento polizia ed elicotteri militari stanno perlustrando la zona alla ricerca di eventuali complici. Micky Rosenfeld, portavoce della polizia, parla di un attacco terroristico, mentre Hamas attraverso il portavoce Mushir al-Masri dice: «È una vendetta per l’uccisione del guidatore di autobus palestinese». Si riferisce al ritrovamento avvenuto domenica sera del cadavere di Yusuf Hasan al-Ramuni, 32 anni, autista della linea “Eged”. L’autista è stato trovato impiccato e dalla autopsia effettuata ieri risulta che l’uomo non è morto per atti di violenza, ma i familiari della vittima non ci credono. I suoi funerali si sono svolti ieri sera a Gerusalemme Est. Intanto il premier israeliano Bejamin Netanyahu ce l’ha con il presidente dell’Autorità palestinese Abu Mazen: «Incita all’odio contro di noi, è lui il responsabile e reagiremo con forza». Mentre il capo della polizia Yohannan Danino dice: «si tratta di singoli che decidono di colpire spinto dall’incitamento all’odio e non c’è una soluzione semplice a questa minaccia», aggiungendo che “la sicurezza sarà ripristinata”. (Serena Marotta)



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