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ISIS/ Dalla Danimarca a Kobane contro i tagliagole, l'orgoglio (e la rabbia) di Joanna

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Joanna Palani, danese, 20 anni (Immagine dal web)  Joanna Palani, danese, 20 anni (Immagine dal web)

Le minacce non sembrano reali, siamo troppo abituati alle fiction, all’invasività di guerre su schermi piccoli e grandi. Non verranno da noi. Hanno i droni, potrebbero colpire il Vaticano. Hanno guerriglieri pronti al martirio, intrufolati nelle nostre vie, accanto ai nostri ragazzi, sono incitati continuamente a uccidere. Promettono di distruggere Israele, solo baluardo stritolato dal dramma resistere o attaccare, per sopravvivere. Ricattano le potenze impotenti, mentono spudoratamente, sovvertono ogni moto della ragione e del cuore, i soli che ci rendono uomini. E noi, muti, ad occuparci di foche e di smog, di Pil in decrescita. Questioni importantissime, ma meno della vita e della libertà.

Io non partirei per Kobane in fiamme, probabilmente per aura o viltà. Fors’anche perché non riuscirei mai ad uccidere un uomo. Mancherei di coraggio, e penserei comunque che la sua vita non è mia. Meglio essere uccisi che uccidere. Vorrei che i miei figli si adoperassero con il lavoro, la volontà, il sudore, secondo le loro capacità, immischiandosi nella storia. Senza diventare organici a qualsivoglia esercito. Ma ricordo con ammirazione i miei zii, partiti un giorno in montagna, senza divisa e con solo un fazzoletto al collo, lasciando mogli e figli perché amavano troppo la vita, per averne stritolato il senso. Guardo la foto di Joanna con lo sfondo il deserto e le sue sterpaglie, e penso che è bella, coraggiosa e limpida. Che tu sia protetta, ragazza curda.



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