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TURCHIA/ Barbe lunghe e niente foto su Facebook: chi rivuole l'Impero ottomano?

Pubblicazione:domenica 23 novembre 2014

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Nelle vicende degli ultimi giorni si possono delineare, con estrema chiarezza e nitidezza, le due anime della Turchia di oggi. Una che vorrebbe il ritorno all'Impero ottomano e alla sua arretratezza sociale, l'altra che combatte perché il patrimonio di modernizzazione e di libertà lasciato in eredità da Ataturk non muoia sotto le spire di una reislamizzazione forzata. 

Lo scontro si consuma in tre giorni. Il primo a lanciare il guanto di sfida all'estremismo di ritorno è il presidente della squadra di calcio turca del Gençlerbirligi, Ilhan Cavcav, 80 anni e convinto assertore che lo sport debba essere un modello per i giovani e per le nuove generazioni. La sua richiesta? Vietare ai calciatori che giocano in Turchia di portare lunghe barbe perché, dice, "sono sportivi e non studenti di scuole coraniche. Dovrebbero essere un esempio per i giovani". 

La sua battaglia arriva quando ormai allenatori e calciatori, in Turchia, portano sempre più spesso la barba lunga, che di questi tempi evoca immagini pesanti da digerire per chi è amante e sostenitore della libertà e odia il salafismo che spesso si nasconde dietro quelle barbe. 

Apriti cielo. Il ministro dello sport liquida in fretta e con freddezza la questione con il concetto che "ogni sportivo può scendere in campo come vuole" e allo stesso tempo la polemica investe Cavcav, accusato di essere contro la religione islamica. Alla fine non resta che una parziale retromarcia, invocando una cattiva comprensione delle sue parole e spiegando che quello voleva solo "essere un consiglio da padre o da nonno". 

Noi che ci illudevamo che la censura anti-islamica fosse una prerogativa europea di cui andare orribilmente fieri. E i paladini della reislamizzazione non solo non lasciano, ma raddoppiano. Ad Ankara le cose stanno andando sempre peggio e il segno lo traccia, con un'eloquenza tombale, la presa di posizione del Direttivo Affari Religiosi turco, che per la cronaca risponde direttamente all'ufficio di Erdogan, secondo il quale è "contrario all'Islam condividere foto sui social media". Non che io sia un'amante appassionata dei social networks e dei meccanismi che spesso mettono in moto, ma vedo con una certa nettezza dove vuole arrivare quest'affermazione: niente più immagini dell'uomo, niente più foto e volti, niente di niente così da tornare ad una società confessionale e totalmente aniconica.

Il segno della volontà di ritorno, come detto all'inizio, alle abitudini ottomane sradicando totalmente l'esperienza democratica e liberale della Turchia moderna. Ankara scivola sempre più verso una deriva estremista e rigorista della visione della società, improntata alla sempre crescente volontà di Erdogan di far tornare il Paese ad un passato di oppressione e di oscurantismo culturale e religioso.


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COMMENTI
27/11/2014 - Ringraziamo la Merkel (Moeller Martin)

Non scordiamoci che quello di Washington con il Nobel per la pace e il suo tirapiedi di Londra volevano assolutamente che l'Unione Europea accogliesse la Turchia. Di fatto la sola Germania si oppose in modo categorico. Nelle nostre preghiere della sera ricordiamoci di ringraziare la Merkel.