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CRISTIANI PERSEGUITATI/ Solo Giordania e Marocco possono fermare gli islamisti

Pubblicazione:lunedì 24 novembre 2014 - Ultimo aggiornamento:lunedì 24 novembre 2014, 17.38

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Una banda di miliziani dell'organizzazione islamista somala al-Shabaab penetrata nella contea di Mandera, un'area dell'estremo nord del Kenya al confine con la Somalia, dopo aver sequestrato un autobus in viaggio verso Nairobi ha preteso dai passeggeri la recita di passi del Corano e ucciso a freddo con un colpo di pistola alla nuca tutti coloro che non sono stati capaci di farlo. Le vittime, uomini e donne per lo più cristiani, sono 28. Confinante con la Somalia, paese quasi esclusivamente musulmano, il Kenya è invece in maggioranza cristiano. I musulmani sono soltanto il 6 per cento circa, e i fedeli delle religioni animistiche tradizionali circa il 30 per cento. Il tragico episodio riporta alla ribalta un'altra parte dell'Africa dove organizzazioni terroristiche islamiste sono in armi contro i cristiani. Il caso della Nigeria è oggi il più grave, ma appunto non è il solo.  D'altra parte pure altrove — come innanzitutto nel nord della Siria e rispettivamente dell'Iraq — movimenti armati di analoga ispirazione stanno accanendosi come si sa contro varie minoranze, ma in primo luogo contro i cristiani. 

Non serve a niente, nemmeno al buon nome dell'islam, cercare di annebbiare la sostanza delle motivazioni e gli obiettivi privilegiati di queste campagne terroristiche, come molta stampa internazionale si ingegna a fare con un impegno degno di ben miglior causa. Oggi nel mondo è in corso una persecuzione cruenta contro i cristiani ad opera di un movimento che si radica in ambiente musulmano e che pretende di richiamarsi all'islam. E questo movimento, che è tale nel significato originario della parola (dunque fluido, policentrico, ma non per questo meno consistente),  è uno dei maggiori ostacoli che nel nostro tempo si oppongono all'autentico progresso dell'uomo. 

Quali i motivi all'origine di tanto rancore? In sostanza un'invidia verso i cristiani in quanto più capaci di reggere con successo alla prova del confronto con la modernità. Tenuto conto della rilevanza dell'islam sia nella storia che nel presente della civiltà umana occorre dispiacersene, e noi ce ne dispiacciamo sinceramente, ma le cose stanno così. E appunto il negarlo non serve a niente e a nessuno.  

Nell'immediato la mobilitazione contro questo pericolo ha, e non può che avere, anche aspetti politici e militari. A lungo termine però è evidente che le battaglie fondamentali sono quelle che si devono combattere in sede culturale e all'interno dell'islam stesso. A tali battaglie si può dare discretamente dall'esterno tutto l'aiuto possibile, ma questo per definizione non può essere determinante. Sono i musulmani di buona volontà che le devono combattere. E questo purtroppo finora non è accaduto in tutta la misura del necessario. E' indispensabile che dentro il mondo musulmano, in modo tanto esplicito quanto autorevole, il terrorismo islamista venga smascherato e squalificato. I musulmani di buona volontà non devono più consentire che delle bande di razziatori e di tagliagole  possano impunemente accreditarsi presso masse giovanili disorientate come campioni dell'islam puro e intransigente. 


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