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SCENARI/ Dal Califfato "l'assist" all'Italia per una vera politica estera

Pubblicazione:giovedì 27 novembre 2014

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Da quando il “progressismo populista” è stato spazzato via dall’Europa degli anni ‘90, gli Stati Uniti d’America hanno creduto che il loro modello non aveva più concorrenti nel mondo. Se il “progressismo populista” - nelle sue declinazioni democristiane, socialiste e liberali - tra i tanti difetti aveva il pregio di sintetizzare in modo sistemico un’evoluzione storica e antropologico-culturale lunga di vari secoli, il modello unipolare ha proposto e imposto un finto sistema dell’alternanza democratica che invece è incentrata sui più biechi e arroganti interessi dei pochi su tutti gli altri. Così, finte sono le polarizzazioni dello spettro politico - perché difendono lo stesso obiettivo pur privilegiando bande contrapposte nella gestione del potere - mentre vera è la crescente stratificazione sociale e culturale, che in un torbido miscuglio di diritti sempre meno esigibili e repressione fisica o manipolativa sottende alla violenza dilagante.

Questo stato delle cose è ben visibile negli affari interni - il britannico The Economist ha pubblicato una tabella che mostra come nell’anno 2013 i morti per mano della polizia negli Usa siano stati 403, in Germania 3, e nessuno in Giappone o nel Regno Unito - e negli affari esteri i morti causati direttamente o indirettamente dagli interventi “umanitari” americani e dei loro alleati (noi europei) si contano in decine di migliaia. In un solo ventennio sono stati spazzati via tutti valori che facevano dell’Occidente un sistema politico e sociale invidiabile e desiderato dal resto del mondo.

Dopo il ‘68 che reclamava - anche sbagliando - la rottura dell’asse di potere borghese, cioè quel sistema catto-tradizionalista ed elitista di governo della società, per accedere a una “società aperta”, dispiace che Soros abbia rubato il termine per le sue scorribande mondiali. Ma già i movimenti del ‘77 erano espressione del riflusso verso l’individualismo e dei “gruppettari” che nella violenza cieca trovavano la propria identità, frutto della competizione su suolo europeo tra gli Usa e l’Urss. Ero davvero giovanissimo ma c’ero alla Sapienza di Roma quando vi furono le contestazioni a Luciano Lama, perpetrate da gruppi di individui dell’estremismo di sinistra e di destra. In quell’anno è iniziata la lenta agonia del “progressismo populista” con la democrazia cristiana che prometteva repressione (Cossiga) e il Partito comunista italiano che abbandonò la mediazione sociale (Berlinguer). La deriva italiana è nota a tutti, da “Mani pulite” fino a Berlusconi, Prodi, D’Alema e Renzi.

La deriva utilitarista e individualista - ben rappresentata da ultimo dal vacuo, arrogante e irritante Matteo Renzi - sta risvegliando i fantasmi di quei tempi che, con facce e nomi nuovi, ci riportano all’attualità dello scontro sociale e culturale di allora: un Parlamento già dichiarato illegittimo e un Governo di comparse che impone cambiamenti strutturali a colpi di voti di fiducia. È l’immagine di un regime della peggiore specie, coperto e protetto dalla regia dell’uomo di apparato seduto sul Colle.


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COMMENTI
27/11/2014 - Califfato (delfini paolo)

Grazie a Paolo Raffone per l'intervento. Il modello neoliberista ha fallito, e la maggioranza degli Europei di fatto lo rigetta, visti i danni che ha procurato al nostro Continente.L'asse nato-monarchie del Golfo, idem , negli ultimi venti anni ha fatto troppi errori imperdonabili (Kossovo, Iraq , Libia,Siria, ecc)Ci sarebbe un'opportunità per la politica estera del nostro Paese, ma ancora non sono venute alla ribalta figure valide L'attuale panorama politico è all'ottanta per cento del tutto succube della troika,speriamo in cambiamenti significativi, a breve.

 
27/11/2014 - quindi? (z314 george)

Pur impressionato dal suo CV, le chiedo, alla luce di una critica a 360° che traspare da questo suo scritto, da Renzi al capitalismo al comunismo al socialismo al califfato all'europa e a quant'altro sia passato su questa Terra nell'ultimo secolo, a cosa ispira il suo pensiero, qual é il suo mantra, un governo mondiale forse? Abbia pazienza ma leggendo il suo scritto non mi è chiara l'alternativa, il suo pensiero "concreto" e "fattibile" sul da farsi.

 
27/11/2014 - commento (francesco taddei)

l'italia è entrata nella nato da paese sconfitto e conquistato per pagarsi la ricostruzione. l'italia non pensa e non fa. risponde solo. vuio un'altra Sigonella? ricorda che fine hanno fatto chi l'ha scatenata. sovranità, interesse nazionale,... sono questioni accuratamente tenute nello scantinato buio.