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PAPA IN TURCHIA/ Padre Monge: Francesco cerca il "patto" con il vero islam contro il nichilismo

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Papa Francesco (Infophoto)  Papa Francesco (Infophoto)

Chi vive la quotidianità della Turchia sa che la presenza dei profughi siriani è un fatto visibile, sono centinaia di migliaia anche nella sola Istanbul. Si riversano sui marciapiedi… è impossibile che il Papa non se ne accorga. Sono cifre da tragedia umanitaria che potrebbero diventare sempre più importanti, superiori al milione solo per i rifugiati siriani, e il paese fa fatica ad ammortizzarle. L'emorragia è iniziata nel mese del Ramadan, durante il quale il credente musulmano è particolarmente sollecitato a un'attenzione sociale per il bisognoso, per il povero. Finito il Ramadan, e con incremento ulteriore di profughi, nelle ultime settimane si respiravano i primi segni di insofferenza, ma questi disperati non possono scomparire e bisognerebbe trovare soluzioni politiche e sociali. Nello stesso tempo bisognerebbe cominciare ad interrogarsi sul perché in Turchia, ma anche in Occidente, si reagisce in maniera emergenziale a dei drammi suscitati da politiche scriteriate. Si gioca col fuoco per bassissimi interessi economici fino a calpestare la dignità umana.

 

Di nuovo un pontefice nella Moschea Blu. Che significato potrà assumere per il dialogo interreligioso questo incontro tra Francesco e l'islam turco?

Quando parliamo di islam abbiamo la tendenza in Occidente a considerarlo come un monolite compatto, cosa che non è. L'islam ottomano storicamente possiede una diversità, una eccezione che spesso nella storia è stata considerata eterodossa rispetto all'islam classico e sunnita. Credo che Papa Francesco con la sua capacità di andare al cuore dell'essenziale e delle ricchezze di cui l'altro può essere portatore, con il contatto immediato di cui è capace favorirà un incontro positivo, che in qualche modo "costringerà" i musulmani a testimoniare la ricchezza del loro patrimonio spirituale e a denunciare e isolare espressioni che in nome dell'islam non fanno che presentare un nichilismo mostruoso che calpesta la vita e i diritti umani più elementari.

 

Potrebbe rafforzare quella parte dell'islam che capisce la drammaticità del momento e che è disposto al confronto con la modernità?

Direi che indipendentemente dalle posizioni di Papa Francesco, questa epoca complessa, dura, difficile, sta provocando un dibattito interno al mondo islamico estremamente forte, che non si risolve in un ripensamento del rapporto con la modernità ma che chiede in modo impellente un ripensamento interno quasi dogmatico, per esempio nel rapporto ai testi fondatori e alla loro lettura. Tutto ciò implica anche un ripensamento delle responsabilità dei ruoli di autorità "magisteriali", vale a dire chi ha un'autorità interpretativa e come l'interpretazione dei testi può essere universalizzabile all'interno dell'islam. Un intellettuale musulmano mio amico diceva: "Credo che è sempre più facile dialogare con un non musulmano che decide di aprire il suo cuore che con un musulmano con il quale diversità, preparazione e storia elementi che portano allo scontro".

 

Che comunità cattolica troverà il Papa?


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COMMENTI
28/11/2014 - Il titolo però è sbagliato (Massimo Zamarion)

Ho letto l'articolo incuriosito dallo strano titolo. Infatti il problema ...vero è che il ..."vero Islam" non esiste. E l'articolo lo conferma. Ne scrissi 8 anni fa sul mio blog: "E’ vero che l’Islam non è quel moloch che si potrebbe supporre, così come non è mai esistito un Islam puro. Nella sua storia ha saputo dimostrare, differenziandosi localmente nella vasta area geografica della sua espansione, anche una notevole elasticità. Ma questa elasticità ha in ogni caso un suo limite invalicabile, oltre il quale l’Islam non esiste più. L’Islam, si irrigidisca o si addolcisca, non riesce ad uscire dalla sua sfera. Se l’Islam si è separato dalla modernità è perché più in là non poteva andare, pena l’autodissoluzione. E’ sbagliato pensare che all’interno dell’Islam vi siano degli elementi che adeguatamente sviluppati possano portare alla democrazia. O per meglio dire l’Islam non può convivere indefinitamente con la democrazia, cioè con lo sviluppo delle libertà individuali." Come scrisse Tocqueville già 170 anni fa.