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DIARIO GERMANIA/ Quella strana "Ostalgia" per la vecchia DDR

Pubblicazione:mercoledì 5 novembre 2014

Il simbolo della vecchia DDR (Infophoto) Il simbolo della vecchia DDR (Infophoto)

Questi dati rivelano quel fenomeno che noi chiamiamo della Ostalgie (nostalgia dell'est), nostalgia della patria che si è persa. Parlando con l'ex ministro della cultura della Thuringia (2008-09), Bernward Müller, ho potuto comprendere la tattica vincente dei "Linke": a questo partito è riuscito di compiere uno slittamento interpretativo che non permette un reale confronto con il passato: le critiche al sistema della Ddr vengono intese da molti come una critica ad personam, quasi che dire che il sistema economico e politico della Ddr fosse un sistema in bancarotta significasse dire che tutti i cittadini della Ddr fossero stati pigri incompetenti. 

Per Müller il dato ancora più grave della percentuale di voti per questo partito che sono stati più o meno costanti, con una leggera discesa e poi risalita nelle ultime elezioni, è il numero sempre maggiore di astenuti. Questo lo spiega con la delusione che si è manifestata dopo l'entusiasmo causato da una moneta forte come il marco tedesco e la conseguente possibilità di viaggiare. A deludere era la nuova "normalità" nella quale la gente, sia di livello sociale alto sia medio-basso, si era ritrovata: chi prima aveva il potere ora lo aveva perduto, e questo non solo a livello dei notabili di partito, ma anche di persone come potevano essere i commessi di un negozio, che non erano commessi come li intendiamo noi, ma gente che dava la merce rara che si aveva a chi dava loro una mancia. Un sistema di "prebende secolarizzate", che dava a certe persone un potere su altre, e che con il sistema neoliberale e capitalistico è andato perduto.

Questo ovviamente non significa che nella Ddr fossero tutti corrotti. Ci sono state persone che con la caduta del Muro hanno pensato di poter attivare un socialismo "umano" (per esempio Volker Braun di cui parlerò dopo), un socialismo che non spegnesse il desiderio utopico dell'uomo, e che con la riunificazione si sono trovate di fronte un capitalismo che — per dirla con un filosofo coreano di lingua tedesca, Byung-Chul Han — ha distrutto ogni forma di "tempo" che non sia quello dell'efficienza e del capitale.

In questi giorni Die Zeit ha pubblicato una ricerca fatta da "Infratest dimap" negli anni dal 1968 al 1989 (intervistati erano dei tedeschi dell'ovest che riferivano l'opinione delle persone che avevano contattato o che conoscevano nell'est), che la Thüringische Landeszeitung (30 ottobre '14) riassume con il titolo: "Viele Ddr-Bürger standen ihrem Staat fern" ("Molti cittadini della Ddr si sentivano lontani dal loro Stato"). Ma anche in questo studio è interessante il dato che il 50% dei tedeschi erano allora soddisfatti del loro Stato e che forse sono gli stessi a dire oggi che "allora non era poi così tutto male". Questo lo posso confermare con un aneddoto. Proprio nel supermercato dove ho comprato il giornale locale della Thuringia che ho citato, ho sentito casualmente alcuni clienti parlare tra loro e una donna diceva: anche i miei figli mi hanno detto che allora (al tempo della Ddr) hanno avuto un'infanzia bella.


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