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CROLLO GRECIA/ Deliolanes: la nostra crisi può aiutare Renzi (e l'Italia)

Pubblicazione:mercoledì 10 dicembre 2014

Proteste in Grecia (Infophoto) Proteste in Grecia (Infophoto)

Nel programma di Syriza c’è l’idea che avere un debito del 176% del Pil, pagando oltre 6 miliardi di interessi l’anno, significa non essere mai concretamente in grado di pianificare una strategia economica di sviluppo. Al primo posto nel programma del nuovo governo ci sarà quindi il fatto di porre in termini imperativi ai nostri debitori il problema di una nuova ristrutturazione.

 

La crisi greca potrebbe avere un “effetto-rimorchio” sull’Italia?

Tsipras ha detto più volte di essere certo del fatto che un ribaltamento delle posizioni politiche da parte del governo greco aiuterà altri governi del Sud Europa a portare avanti una politica diversa da quella imposta finora. La speranza della sinistra greca è che ci sia una corrispondenza di interessi e quindi un’ondata favorevole allo sviluppo all’interno dell’Ue.

 

Nel frattempo Renzi incontra Christine Lagarde. L’Italia è il nuovo osservato speciale?

La Lagarde non farà che riproporre la strategia applicata sistematicamente sia in Grecia sia in Italia, quella cioè della svalutazione interna. Poiché con il cambio fisso non è possibile svalutare la moneta, si svaluta il costo del lavoro. Ciò in teoria dovrebbe essere un motivo di attrazione, per cui invece di investire in Cina o in India, lo si fa in Italia o in Grecia. Ciò nei fatti però non è avvenuto. In Grecia lo stipendio base è oramai pari a 400 euro, eppure nessuno ha investito, ma si sono avute soltanto delle privatizzazioni di industrie pubbliche.

 

L’Italia è sempre più al centro delle critiche di Bruxelles. Rischia di trovarsi nell’occhio del ciclone?

L’Italia è uno dei Paesi fondatori dell’Ue, è la terza economia dell’Eurozona e negli ultimi tre anni ha resistito in modo molto fermo a tutti i tentativi per imporre una Troika anche a Roma. L’Italia per sua grande fortuna non ha avuto bisogno di prestiti da parte dei partner europei. Se fossi nel governo italiano, rimanderei al mittente queste pressioni, questo ditino alzato e queste raccomandazioni Ue. Non dimentichiamoci che proprio perché è così elevato, se vi fosse un rischio sul debito pubblico italiano ciò si trasformerebbe in una vera e propria bomba atomica nelle fondamenta del sistema finanziario internazionale.

 

(Pietro Vernizzi)



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