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AUSTRALIA/ L'attacco a Sidney? Chiedere spiegazioni a Riyad e a Istanbul...

Sydney, un ostaggio fugge al sequestro (Immagine dal web) Sydney, un ostaggio fugge al sequestro (Immagine dal web)

La Francia, in concomitanza con il declino del pensiero multiculturale e dell'asse politico e ideologico con gli Usa, decide di mettere fine ad un ampio e fitto sistema di proselitismo, reclutamento e invio nei teatri della jihad che si era installato sul suo territorio, da Parigi alla Normandia passando per la regione di Tolosa; crolla il sistema di indottrinamento multiculturale e assieme ad esso l'architrave che aveva permesso la creazione di una rete di connivenze e di silenzi utili all'estremismo e alla sua espansione. 

E sul finire di questa concatenazione i fatti di Sydney, nei quali si rimarca con forza che l'integralismo è presente in ogni dove e che può colpire dove vuole, passando per le mentite spoglie di un uomo o una donna qualsiasi, all'apparenza normali e totalmente estranei a queste dinamiche mentre al suo interno cova una bomba pronta ad esplodere. E che circola sulle tv e sui media di tutto il mondo. Cani sciolti dediti ad azioni solitarie ma inerenti ad un solo e unico obiettivo: destabilizzare le certezze occidentali e "marcare" il territorio, proprio quando il mondo inizia a capire da dove arriva l'ondata jihadista targata Isis e dove essa voglia andare a parare. 

Siamo di fronte ad uno scontro senza esclusione di colpi che investe la geopolitica internazionale e che già ci lascia intuire come sarà il nostro domani, fino a ieri sferzato dalle fronde legate all'accoglienza a tutti i costi, alle manovre di accerchiamento dei moderati che ogni giorno si trovavano sempre più soli e alla censura che viene ancora oggi imposta a chi denuncia le storture e i rischi dell'integralismo infiltrato. E che oggi, in maniera repentina e inaspettata, inizia a vedere i primi scricchiolii in quella che pareva un'avanzata senza ostacoli. 

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