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AUSTRALIA/ L'attacco a Sidney? Chiedere spiegazioni a Riyad e a Istanbul...

Dagli arresti in Turchia agli scontri a fuoco in Arabia Saudita, fino al sequestro di Sydney: l'integralismo tenta di colpire in ordine sparso, ma qualcosa è cambiato. SOUAD SBAI

Sydney, un ostaggio fugge al sequestro (Immagine dal web) Sydney, un ostaggio fugge al sequestro (Immagine dal web)

Come una serie di piccole esplosioni a catena in luoghi diversi, azionate da un meccanismo alla fonte. Da un lato all'altro del mondo, da Riyadh a Sydney ogni singola deflagrazione pare voler segnare un passaggio di questo fine d'anno incerto, ma assai significativo per la geopolitica e l'attualità internazionale; partiamo da un fatto che qui, in Italia, nessuno forse conosce ovvero la serie di scontri a fuoco e aggressioni in Arabia Saudita, culminate con la sparatoria di lunedì in cui un uomo armato di mitragliatrice, poi giustiziato, ha preso in ostaggio tre persone e ucciso un poliziotto saudita nei pressi di Riyadh. 

Passando per gli arresti di massa in Turchia da parte del governo Erdogan, che ha messo le manette a più di 30 giornalisti perché colpevoli di essere sostenitori del moderato Fetullah Gülen, e poi per il blitz della polizia francese fra Parigi, Tolosa e Normandia che ha sgominato una rete criminale intenta al reclutamento e invio in Siria di jihadisti. E per finire con l'assedio a Sydney: un uomo armato che tiene in ostaggio decine di persone in una cioccolateria mostrando una bandiera nera del salafismo armato e minacciando di far esplodere degli ordigni. E che nel blitz viene ucciso, causando anche la morte di due ostaggi. 

È in corso uno scontro globale, sotterraneo ma violentissimo, fra le varie forze che animano lo svolgersi della storia mondiale tale da modificare profondamente gli equilibri complessivi. Proprio sul calare di questo 2014 tormentato dalla crisi e dall'incertezza globale, emerge in tutta la sua chiarezza come tendenze legate all'estremismo, che hanno dominato sostanzialmente i precedenti quattro anni, abbiano oggi a che fare con una situazione mutata, segnata da un ideale di libertà e di convivenza non più appiattita sul buonismo e sul relativismo multiculturale. 

Proprio in quell'Arabia Saudita che è stata finanziatrice e sponsor primario, assieme al Qatar, della primavera araba, oggi scoppiano disordini e girano armi incontrollate, cosa che prima mai sarebbe potuta accadere e questo succede, guarda caso, proprio quando Riyadh passa nel campo opposto e torna a legare il suo destino a quello degli Usa contro Isis, di cui teme un'infezione che la porterebbe a morte certa. 

In Turchia la repressione di Erdogan, che da anni cova il malcelato desiderio di trasformare il Paese in un sultanato simil-ottomano, inizia a farsi pesantissima e prende di mira i moderati, arrestando giornalisti in massa e tentando di spegnere i barlumi di pluralismo che ancora mantengono viva l'anima della Turchia libera e moderna. Proprio quando la polemica sul suo modo di governare e sulla sua volontà restauratrice dei costumi reazionari inizia a divenire globale, sotto gli occhi di tutti a causa della visita del Papa.