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CASO MARO'/ Cossiga: perché la magistratura italiana tace?

Pubblicazione:mercoledì 17 dicembre 2014

I due marò, Salvatore Girone (S) e Massimiliano Latorre (Infophoto) I due marò, Salvatore Girone (S) e Massimiliano Latorre (Infophoto)

La Corte Suprema indiana ha respinto le richieste presentate dai due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il primo, che si trova in Italia dove si sta curando in seguito a un ictus, aveva chiesto di prolungare il suo soggiorno. Mentre il secondo, che è in India in libertà vigilata, aveva formulato un’istanza per ritornare a casa a Natale. Per Giuseppe Cossiga, ex sottosegretario alla Difesa, “quella dei due marò è una vicenda che è iniziata con il piede sbagliato fin dall’inizio e che sconta l’inerzia dei nostri politici”.

 

In che senso è una vicenda che è iniziata con il piede sbagliato?

La questione dei marò è più complessa di come la si presenta, perché, checché se ne dica, la loro non era una missione anti-pirateria. Da punto di vista giuridico era inquadrata in una particolare disposizione che permette ai soldati di essere imbarcati su navi private. I due marò non erano in missione; è stato dato a un armatore il permesso di prenderseli pagando.

 

Arrivati a questo punto però che cosa si può fare per salvare i due marò?

Molto dipende dall’immagine che si vuole dare del nostro Paese. Da un lato c’è l’idea che alcune norme di diritto internazionale siano assolute, dall’altra il principio secondo cui il diritto internazionale è basato su rapporti di forza. Il problema è che Latorre e Girone non sono più assieme, perché il primo è in Italia mentre il secondo è in India. Tentare un’azione di forza sull’uno avrebbe degli effetti sicuramente negativi sull’altro, al punto che potrebbe addirittura venire annullata la libertà condizionata. A meno che non ci trovassimo di fronte a una causa di forza maggiore. Un evento di forza maggiore può essere anche facilitato, ma bisogna avere il coraggio di farlo.

 

Che cosa intende dire?

C’è un protagonista della vita pubblica italiana che in questo caso non si è fatto sentire per nulla. La magistratura italiana, e in particolare il procuratore militare di Roma che è competente per i reati commessi all’estero, è sempre molto attenta a iniziare processi per ogni militare italiano che sparava in Afghanistan. Nello specifico di Latorre e Girone però non ha fatto niente. Se la magistratura italiana fosse davvero in sintonia con gli altri poteri istituzionali, dovrebbe approfittare della presenza in Italia di Latorre per fermarlo, in quanto è in corso un’indagine anche da parte delle nostre autorità.

 

Questa decisione dei giudici che effetti avrebbe?


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