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LIBANO/ Shamseddine (sciita): uccidere musulmani o cristiani è contro l'islam

Pubblicazione:venerdì 19 dicembre 2014

Profughi siriani in Libano (Infophoto) Profughi siriani in Libano (Infophoto)

Il problema tra il sunnismo e lo sciismo non è esattamente di ordine religioso, è politico. Sono due scuole di pensiero islamiche e, pur nella diversità di vedute, nessuna delle due ha ragioni tali da spingerla ad andare a un confronto violento con la controparte. La violenza è dovuta a ragioni politiche. Alcune realtà mediorientali, come l'Iran, cercano di sfruttare il loro potere per diventare la prima potenza della regione. Mirano a rimodellare l'identità di ogni persona, di ogni gruppo in Libano, una manipolazione che non è libanese. Nel variegato panorama delle identità, musulmana, sciita, sunnita, hanno cercato di mettere un gruppo contro l'altro. È l'industria della paura. 

Nel suo viaggio in Turchia il Papa ha invitato i leader religiosi a condannare esplicitamente il terrorismo. Quale può essere il ruolo dei leader musulmani in questo senso? Come giudica la loro risposta alla minaccia di Daesh (acronimo arabo di Isis, ndr)?
Le persone si identificano innanzitutto col primo livello della loro identità: la loro nazionalità. In Italia, per esempio, i musulmani italiani sono degli italiani, in Libano un cristiano libanese è un libanese e in Iraq un cristiano iracheno è un iracheno. Perciò spetta allo Stato e al governo proteggere i cittadini al di là della loro affiliazione etnica e religiosa. Essere un seguace di una fede o di un'altra non pregiudica il grado di cittadinanza di una persona e non solleva il governo dall'obbligo di garantire protezione. Ma chi s'intende quando si parla di "leader musulmani"? S'intendono i leader politici o religiosi? I leader religiosi possono parlare, e credo stiano parlando. Il problema è che le milizie non prestano loro ascolto, altrimenti tutto questo non sarebbe accaduto. Quanto sta avvenendo è il risultato del fallimento dei governi nazionali locali, della corruzione dei governi, dell'assenza di libertà. Le persone sono molto disilluse. Non credo perciò che i discorsi dei leader religiosi possano veramente incidere sulle persone che si sono già convertite e hanno scelto la via della violenza e delle uccisioni. Spetta agli Stati intervenire.

(Chiara Pellegrino)

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L'intervista è contenuta nella newsletter della Fondazione Internazionale Oasis che viene diffusa oggi. www.oasiscenter.eu/it



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