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Esteri

PAPA/ Da Cuba all'Argentina, la nuova "sfida" pronta per Francesco

Il riavvicinamento storico tra Cuba e Stati Uniti è stato reso possibile anche dall’azione concreta di papa Francesco, le cui sfide internazionali non sono finite, spiega ARTURO ILLIA

Papa Francesco (Infophoto)Papa Francesco (Infophoto)

Di tutto quanto successo nella storica giornata durante la quale si è abbattuto il muro delle relazioni diplomatiche tra Cuba e gli Usa, alcune conclusioni si possono trarre fin da ora. In primo luogo c'è da considerare che il cammino intrapreso tra i due paesi, sotto la regia di papa Francesco, è di quelli senza ritorno, dove ormai la breccia è stata scolpita e non esiste più alcuna possibilità di ripristino della situazione precedente. Ricordiamo, però, ed è un obbligo farlo, che le recenti elezioni negli Usa hanno consacrato la vittoria dei Repubblicani, che oltretutto hanno il controllo sia della Camera che del Senato. Il che creerà, viste anche le prime reazioni alla notizia, delle misure anche di grande portata nei confronti di Barack Obama, che però forse grazie anche a questa congiuntura a lui sfavorevole, ha puntato su di una decisione di portata storica talmente importante da sconvolgere e in pratica "far saltare" il banco. Cosa che alla fine sicuramente gli porterà una favorevole onda positiva a livello internazionale, con notevoli effetti benefici anche negli Usa.

È opportuno ricordare che la conclusione dell'embargo su Cuba e la nascita di relazioni diplomatiche convenzionali risolvono uno dei più datati conflitti del secolo scorso, che non aveva più ragione di esistere al giorno d'oggi. Era opportuno metterci la parola fine e non solo da parte americana: la Rivoluzione cubana, pur nella sua importanza che risiede nell'iniziale partecipazione di varie componenti al suo successo, inclusa quella cristiana che inizialmente l'appoggiò, deve la sua sopravvivenza, pur nell'involuzione succedutasi all'iniziale speranza, non solo al vitale appoggio dell'ex blocco comunista, ma anche alla decisione di un embargo che la favorì politicamente, permettendogli di arrivare fino ai giorni nostri. E questo Raul Castro, fratello di Fidel, lo sa benissimo. La riappacificazione attuale permette un cambio della guardia più facilmente manovrabile dall'attuale potere (ormai generazionalmente arrivato quasi all'epilogo) e sicuramente meno traumatico.

Anche questo muro è caduto: di portata storica sicuramente più contenuta di quello di Berlino, ma che promette essere l'inizio della decadenza di altri scheletri del passato, a cominciare da quello della Corea del Nord per finire a quello dell'ormai improcrastinabile riconoscimento dello Stato di Palestina e una definitiva soluzione del problema cinese.

Tutti hanno riconosciuto alla Chiesa, oltre che al Canada, il merito del dialogo tra Usa e Cuba che pare sia iniziato proprio tra le mura vaticane: ed è un successo diplomatico di papa Francesco che si somma a quello internazionale già ottenuto evitando lo scoppio di un conflitto di proporzioni inimmaginabili in Siria. Ora sul fronte internazionale lo attendono situazioni molto delicate soprattutto dal punto di vista diplomatico: quella cinese, già citata, ma soprattutto quella del suo Paese, l’Argentina.