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Esteri

ISIS/ Jean: vi spiego cosa c'è dietro l'attacco Usa a Mosul

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La Turchia ha cambiato posizione da quando l’Isis è diventata un problema per la sua stessa sicurezza territoriale. Il Califfato vorrebbe conquistare una parte di Turchia, e il feroce nazionalismo turco non lo permetterà mai. Inizialmente quindi la Turchia credeva nel Califfato, in quanto vi vedevano una forza sunnita in grado di abbattere Assad. Poi però ha cambiato posizione.

 

Quanto è potente l'esercito dell’Isis?

Lo Stato Islamico ha dei comandanti molto bravi. Per esempio Ramadi, il comandante ceceno di Falluja, è un genio tattico eccezionale. I combattenti dell’Isis sono però in tutto 35mila. Sono appoggiati dai sunniti in odio agli sciiti irakeni di Al-Maliki, e questo spiega la loro avanzata così rapida e travolgente nella zona di Mosul e lungo la vallata del Tigri. Ma sono tutt’altro che una forza combattente veramente notevole, perché non hanno i numeri.

 

Come si sta muovendo Assad nel frattempo?

Assad sta eliminando l’opposizione siriana moderata, perché a colpire l’Isis e le altre formazioni qaediste come Al-Nusra ci pensano gli americani. Una delle follie di Obama è stata quella di pensare di bombardare l’Isis in Siria e nello stesso tempo di non rendersi conto che in questo modo di fatto stava rafforzando Assad.

 

Come valuta invece quanto sta compiendo l’Egitto?

L’Egitto è allineato con Arabia Saudita, Emirati Arabi e Kuwait che lo finanziano. Il presidente El-Sisi si oppone invece alla Turchia, in quanto quest’ultima protegge i Fratelli musulmani. Il Cairo inoltre vive un antagonismo nei confronti del presidente siriano Assad perché quest’ultimo è sciita, e dell’Iran che era considerato vicino all’ex presidente Morsi.

 

(Pietro Vernizzi)

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