BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

DIARIO USA/ Caro presidente Obama, se puoi andare a Cuba ringrazia il papa

Il dialogo riaperto tra Usa e Cuba dopo 53 anni di muro è un segno di speranza dietro a cui c’è la mano del Papa, e che documenta che a Dio nulla è impossibile. RIRO MANISCALCO

Fidel Castro (Infophoto)Fidel Castro (Infophoto)

NEW YORK — Era dal 3 gennaio del '61 che Stati Uniti e Cuba non si parlavano. Immagino che una larga maggioranza di quelli che stanno sfogliando questo giornale virtuale non fossero neanche nati. Batista, Fidel, la Baia dei Porci, i missili… vi dice niente tutto ciò? Non stiamo a fare la storia di Cuba. Diciamo solo che c'era un dittatore con il quale gli americani si trovavano benissimo e facevano affari (d'oro) di tutti i generi, dai sigari ai casinos, alla droga. C'era una grande povertà, una gran sete e fame di giustizia. Ed un uomo, Fidel Castro, in cui — quantomeno secondo lui stesso — questa fame e sete di giustizia si incarnavano. Dall'inizio degli anni 60 il dittatore, Fulgenzio Batista, non c'è più, gli americani neanche. Ma povertà e ingiustizia sono le figlie predilette di mamma Cuba, isola bella, comunista e infelice. L'interruzione dei rapporti e l'embargo hanno strangolato quella specie di economia che Cuba ha sempre tenuto a galla fondamentalmente con la canna da zucchero.

Ma l'altro giorno è successo quello che non ci si aspettava. I due Paesi hanno segretamente raggiunto un accordo che ha portato alla liberazione di Alan Gross, operatore della US Agency for International Development che era stato arrestato cinque anni fa con l'accusa di aver illegalmente introdotto nell'isola macchinari ed altre cose. Cose che, by the way, erano state portate lì "a fin di bene". Ma da sempre la politica internazionale non è mai apparsa molto interessata a detto "fin di bene". Metà America festeggia, metà — come sempre — si straccia le vesti. Io, cresciuto a suon di blues (americano) e canti rivoluzionari (cubani) mi limito a dire che chi non si rallegra è scemo. Non solo è ottuso, bloccato da irragionevoli principi ideologici, è proprio deficiente. "Manca" di quel minimo di intelligenza indispensabile a farci sperare nella forza del dialogo, nella forza di quella dinamica che sintetizzerei così: "Se il nemico lo guardi in faccia ci vedi un uomo come te".

Guarda caso, c'è di mezzo il Papa. Si è scoperto che da ottobre il Vaticano si è messo in mezzo. Obama l'ha detto a chiare lettere nel suo messaggio televisivo: "Voglio ringraziare Sua Santità Papa Francesco, il cui esempio morale ci mostra che dovremmo lavorare per un mondo che sia quel che dovrebbe essere invece di accettarlo così com'è". Allora uso il mio preconcetto come apertura di domanda — avrebbe detto don Giussani. O faccio come fanno i genitori quando i loro figli ne sbagliano nove e ne fanno giusta una e partono proprio da quella. Faccio festa per Gross e applaudo Obama. 


COMMENTI
20/12/2014 - Non mi rallegro (Giuseppe Crippa)

Caro Maniscalco, sarò – come dici tu – scemo, ottuso e proprio deficiente, ma non mi rallegro (anche se certamente non mi straccio le vesti, anzi) perché non mi piace essere preso in giro da un Obama che, ormai “anitra zoppa” ed incapace guidare il suo Paese in una direzione condivisa dalla grande maggioranza degli americani, cerca freneticamente qualche iniziativa “pacifista” per far digerire ai suoi sostenitori le giravolte cui è costretto dalla cruda realtà del fondamentalismo islamico in altre aree del globo. Ancor meno mi rallegro perché strumentalizza papa Francesco facendogli dire, nella frase che citi, una evidente banalità e l’esatto contrario di quello che è il suo manifesto programmatico perché “l’uscita verso le periferie del mondo” presuppone che le si accetti per come sono per cominciare a curare le loro ferite. Mi fa piacere comunque che anche tu arrivi ad intuire che sarebbe più corretto dire che papa Francesco negli ultimi due mesi ha finalizzato il grande lavoro dei predecessori e non che “è stato capace di rivoltare cinquant’anni di feroce inimicizia”. Con rispetto (verso di te e verso il blues americano, ma non verso i canti rivoluzionari cubani e verso questa feroce dittatura familistico/comunista che non è affatto finita in questi giorni…)