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Esteri

SCENARI/ Nafta e Ttip, le sigle che "consegnano" l'Europa agli Usa

Nel 2013 la Commissione Ue ha cominciato a trattare con Washington i termini di un Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti". Un rischio: perché? ROBI RONZA

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C'è qualcosa di drammatico, se non di tragico, nella crescente divaricazione fra ciò che conta davvero e ciò di cui giornali e telegiornali soprattutto si occupano. Oggi in sede europea è questo in particolare il caso dei negoziati in corso in vista di un accordo transatlantico di libero scambio Usa-Ue. Non ne parla nessuno benché l'importanza cruciale della posta in gioco sia evidente: gli Stati Uniti e l'Unione Europea rappresentano nel loro insieme circa la metà del prodotto interno lordo e circa un terzo del commercio estero del mondo. Il prospettato accordo si estenderebbe poi quasi automaticamente alle aree di libero scambio cui le due parti rispettivamente già partecipano ossia il North American Free Trade Agreement (Nafta) e l'Associazione europea di libero scambio, Efta. 

Nel luglio 2013 la Commissione Europea ha cominciato zitta zitta a trattare con Washington appunto i termini di un "Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti"  (Transatlantic Trade and Investment Partnership, Ttip). Obiettivo: integrare i due mercati, ridurre i dazi doganali nonché rimuovere in molti settori le barriere non tariffarie, ossia le differenze in quanto a regolamenti tecnici, procedure di omologazione, norme sanitarie e fitosanitarie. Si creerebbero così le condizioni da un lato per un libero scambio delle merci, e dall'altro per un più facile accesso ai rispettivi mercati finanziario, dei servizi e degli appalti pubblici. I negoziati, che sono rimasti per  un certo tempo sospesi, dovrebbero riprendere il prossimo 2 febbraio. 

E' evidente quanto la posta in gioco sia di enorme importanza da un punto di vista non solo economico ma anche politico. Non si fatica a capire che dall'eventuale accordo e dai suoi specifici contenuti dipende molto del benessere e della libertà non solo dei popoli direttamente coinvolti ma del mondo intero. Se da una parte ogni allargamento dei mercati non può in linea di principio che venire visto con favore, dall'altra però, in questo caso, sono numerosi e gravi gli elementi che inducono a una grande cautela. 

In primo luogo va considerata la gravitazione "atlantica", ovvero nordamericana, alla base del progetto. Gli Stati Uniti sono una realtà integrata dal punto di vista sia politico che economico, mentre lo stesso non si può certo dire dell'Unione Europea. Benché dunque quest'ultima costituisca oggi un mercato più ampio e con maggiori prospettive di sviluppo di quello nordamericano, la sua attuale ben minore forza politica la destina nella prospettata area di libero scambio al ruolo più del vagone che della locomotiva. L'Europa di oggi deve invece tenere conto di dove si trova: ovvero là dove l'Occidente s'incontra con l'Asia e con l'Africa, quindi nel principale crocevia della vicenda umana. Non può dunque permettersi, né le conviene voltare le spalle alla Russia, al Mediterraneo e al Levante.  


COMMENTI
25/12/2014 - commento (francesco taddei)

tutto ciò dimostra come tra alleati non si convive con strette di mano tra gentiluomini ma con la pistola più grande. forse solo la germania si opporrà. loro dopo decenni di divisione sanno cosa significa sovranità nazionale.