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Esteri

DIARIO BURUNDI/ Qui, nell'ospedale di Ngozi, dove anche la morte parla della vita

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Trasferita la ragazzina ed affidata a Vanya, torno a casa con il magone e scoppio a piangere (per fortuna sono sola in questo periodo e nessuno mi sente!) Avevo una rabbia dentro ed una domanda, perché? Perché? Poi ho letto in un salmo: “Volgiti un poco, Signore, verso di noi, vieni dai tuoi servi, non tardare”. Questo “un poco” mi ha tranquillizzata, basta un poco della coscienza della Tua presenza per rimettere pace. La storia si ripete. Leggevo Geremia, “i miei occhi grondano lacrime notte e giorno, senza cessare… se esco in aperta campagna ecco i trafitti di spada, se percorro la città, ecco gli orrori della fame… contro di te abbiamo peccato… ma per il Tuo nome non abbandonarci”. E’ la tua misericordia che non mi-ci abbandona, io posso solo gridare. Grazie che mi metti dentro questo grido.

Il giorno dopo ho deciso di segnalare la vicenda alla direzione per far chiedere al medico, che io non conosco, deve essere uno dei giovani appena arrivati, di andare a vedere la ragazzina, per rivedere la sua diagnosi ed imparare. La dottoressa della direzione mi ha detto: “per fortuna sei passata tu di li, per caso, grazie”. Non ci avevo pensato, il Signore aveva permesso che io passassi di lì per caso, per quella ragazzina, ed io invece mi ero fermata alla rabbia per quello che gli altri non avevano fatto.

Vieni Signore, fammi aperta a come Tu Ti vuoi manifestare a me ed al mondo, in queste situazioni, forse non diverse da molte altre drammatiche, ma queste sono quelle date a me per riconoscerTi, attraverso i fatti, i richiami, le osservazioni, di chi mi incontra qui e di chi mi vuole bene lontano.

 

(Chiara Mezzalira)

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