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PALESTINA/ Mons. Tomasi: l'amore di Francesco sbloccherà Israele

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Come dicevo, la diplomazia vaticana non si pone sul piano di competitività militare od economica. Le alabarde delle guardie svizzere non competono certo con le armi moderne, né vogliono farlo. Questa diplomazia è invece la voce della coscienza, un richiamo alla profonda realtà che tutti assieme costituiamo la famiglia di Dio e che questa realtà precede i confini tra le nazioni. La gestione politica di tale convinzione porta al dialogo e alla fiducia come base dei rapporti tra Stati.

L'anno scorso nel suo primo messaggio per la pace Francesco aveva parlato del desiderio dell'uomo di "un anelito insopprimibile alla fraternità, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare". Dove arriva il realismo e dove comincia l'utopismo politico?
Se vogliamo costruire un futuro di pace e solidarietà, l'utopismo cristiano diventa realismo politico. L'esperienza storica della Chiesa, "esperta in umanità", ce lo dimostra. La sua azione di riconciliazione, pacificazione, impegno per lo sviluppo, valorizzazione dell'intelligenza per l'innovazione, la ricerca costante per la giustizia, la solidarietà con i più deboli, ha trasformato culture e Stati. E' una presenza nella società che la fermenta e la ispira: occorre il coraggio non solo di crederla, ma di viverla.

(Federico Ferraù)



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