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MARO'/ Curti Gialdino: dall'Onu un grave comportamento "pilatesco"

Pubblicazione:giovedì 13 febbraio 2014

Ban Ki-moon (Infophoto) Ban Ki-moon (Infophoto)

In sede Onu l'Italia potrebbe far valere che la condotta dell'India si pone in chiara violazione dell'art. 9, par. 2 e 3 del Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, del quali sono parti sia l'Italia che l'India. Secondo il par. 2 dell'art. 9 "chiunque sia arrestato deve essere informato, al momento del suo arresto, dei motivi dell'arresto medesimo e deve al più presto essere informato di qualsiasi accusa mossa contro di lui".

Dunque l'India è inadempiente.
Ai sensi del par. 3 dell'art. 9 − cito − "chiunque sia arrestato o detenuto in base ad un'accusa di carattere penale dev'essere tradotto al più presto davanti ad un giudice o ad altra autorità competente per legge ad esercitare funzioni giudiziarie e ha diritto ad essere giudicato entro un termine ragionevole o rilasciato. La detenzione di persone in attesa di giudizio non deve costituire la regola, ma il loro rilascio può essere subordinato a garanzie che assicurino la comparizione dell'interessato al giudizio, ad ogni altra fase del processo, ed eventualmente ai fine dell'esecuzione della sentenza".

Qual è allora il suo rilievo?
A mio avviso queste disposizioni avrebbero dovuto essere invocate più di un anno fa, subito dopo la pronuncia della sentenza della Corte suprema indiana del 18 gennaio 2013, a sostegno della richiesta di far rientrare i due marò in Italia nelle more della costituzione del tribunale ad hoc e della nuova indagine di polizia giudiziaria. Eventuali interrogatori avrebbero potuto essere realizzati in videoconferenza, come si è fatto per gli altri fucilieri di marina presenti sulla Angelica Lexie al momento dei fatti.

Il Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966 che lei ha citato non prevede anche un meccanismo di controllo?
Sì, un meccanismo che si impernia sulle "comunicazioni" interstatali al Comitato per i diritti dell'uomo nel caso che uno Stato parte lamenti la violazione di disposizioni del Patto da parte di un altro Stato. Si tratta di un procedimento non breve che peraltro, a quanto è dato sapere, non risulta essere mai stato utilizzato.

E potremmo comunque utilizzare questo meccanismo?
No, dato che non mi risulta che l'India (come fece l'Italia nel 1978) abbia accettato con un'esplicita dichiarazione la competenza del Comitato a ricevere e ad esaminare comunicazioni interstatali Ciò detto la denuncia in sede internazionale della violazione da parte dell'India di una disposizione non secondaria del Patto sui diritti civili e politici indubbiamente avrebbe rafforzato la nostra posizione negoziale e, comunque, sarebbe stata suscettibile di coagulare una più forte  solidarietà internazionale nei nostri confronti. 

Le pare giusto che l'Onu possa lavarsene le mani in questo modo?


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COMMENTI
13/02/2014 - Bene. (luciano dario lupano)

Non si dia piu' un "ghello" a quel ricettacolo di imbucati che costano un sacco di soldi e non si è ancora riusciti a capire a cosa serva!