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Esteri

DIARIO UCRAINA/ Sigov (dissidente): se falliamo resterà solo la "Corea del Nord"

Protesta sul Maidan, la piazza dell'Indipendenza a Kiev (Infophoto)Protesta sul Maidan, la piazza dell'Indipendenza a Kiev (Infophoto)

Il brutale pestaggio a cui sono stati sottoposti manifestanti e giornalisti il 30 novembre – per la prima volta dal 1991, nell'Ucraina indipendente – è stato una sfida per la nostra società civile. In risposta, il primo dicembre si è radunato mezzo milione di persone per chiedere le dimissioni del governo e del presidente, e la ripresa dei negoziati per l'integrazione europea. Il Maidan nel centro di Kiev si è riempito di tende, infrastrutture, diventando il quartier generale della resistenza all'usurpazione del potere. Si stanno gettando qui le fondamenta della riorganizzazione della società civile. Nell'edificio adiacente, sede dei sindacati, è stata organizzata una grande cucina, in cui lavorano 1500 persone. Anima del gruppo è diventata Liza, una ragazzina disabile, originaria dell'Ucraina dell'Est. In segno di rispetto per la sua energia e il suo coraggio tutto il gruppo della cucina ha deciso di prendere il suo nome. Lì accanto, alcuni medici hanno messo su un ospedale da campo, con illustri specialisti che si alternano di guardia. Da tutta Kiev le gente porta medicine, cibo, abiti. La lista di ciò che serve viene pubblicata sui social network o su siti internet appositamente creati. In tutto il paese si raccolgono offerte. Una serie di noti uomini d'affari delega provvisoriamente la gestione delle proprie imprese e "fa le ferie" sul Maidan. Sulla piazza entrano in funzione l'università, sorgono tende che ospitano i servizi stampa, uffici di traduzione e comunicazione. Reduci dell'Afghanistan gestiscono le unità di autodifesa. I militari costruiscono barricate lungo tutto il perimetro della piazza e delle vie adiacenti. Una grande tenda ospita una cappella ecumenica, per le diverse confessioni: la presenza dei sacerdoti acquista visibilità giorno e notte, soprattutto laddove si rende necessario allentare le tensioni nei faccia a faccia con la milizia. Si intessono una quantità di contatti, gesti inaspettati di solidarietà tra preti e giornalisti che lavorano fianco a fianco nei punti più caldi. Quali che siano le condizioni atmosferiche, giorno e notte c'è divieto di far uso di alcolici. Ma questo non rovina minimamente l'atmosfera festosa che regna. Qui c'è gente che si è riunita da tutta la nazione per protestare contro la tirannia. Per dirla con Hannah Arendt, sono quelli "che hanno lanciato una sfida, che hanno avuto il coraggio di prendere iniziativa e che per questo, senza nemmeno accorgersene, hanno cominciato a creare tra loro uno spazio civile dove la libertà trova il suo posto" (La Crisi della cultura). Lo spirito del Maidan è ben espresso dalla formula di uno dei partecipanti alla Resistenza francese, René Char: "A ogni nostro pasto in comune invitavamo a tavola la libertà. Le lasciavamo un posto libero, con il coperto apparecchiato".

Per tutti noi è stato un segno importante di solidarietà la pubblicazione di una lettera aperta collettiva, "L'Ukraine est européenne!" su Le Monde del 21 gennaio. Noti intellettuali, studiosi di varie discipline (la raccolta di firme continua), hanno lanciato un prezioso messaggio dalla società francese alla società ucraina. 


COMMENTI
20/02/2014 - risposta al Sig. Gualtiniero (Iryna Pelykh)

Le posso dire solo una cosa: smetta di vedere la televisione russa!!!! e cerchi di informarsi bene prima di scrivere cosi tante sciocchezze!!!

 
19/02/2014 - Pena (Andrea Gualtiero)

Sento ora che tre sono i poliziotti morti oggi a Kiev e ben 35 altri sono in pericolo di vita, tra i 157 finora feriti negli scontri. Steinmeier dovrebbe chiarire se le sanzioni UE si rivolgeranno all'Ucraina oppure agli USA, rispetto agli scontri e ai molti morti di Kiev. Si dovrebbe parlare, infatti di "responsabilità". Mi chiedo cosa attenda Yanukovitch per abbandonare Kiev a se stessa e riparare altrove, per esempio a Kharkow, dove raccogliere il governo Ucraino e riprendere attività politiche in una zona che potrebbe essere più difendibile, visto che molti cittadini detengono armi nell'est. A questo punto, infatti, è chiaro che le forze di sicurezza ucraine non sono in grado di difendere la città: non ne hanno né i mezzi né la determinazione, perché combattono contro un branco eterogeneo e multinazionale di disperati, diretti e orchestrati da entità politiche straniere. Credo che occorra proteggere il sud del paese, ma questo non potrà avvenire senza lasciare Kiev. Solo in questo modo, forse, sarà possibile chiedere alla flotta russa di Sebastopoli di rendersi operativa, neutralizzando le navi americane che (chissà perché?) sono entrate da qualche settimana nel mar Nero.

 
18/02/2014 - Ma cosa dite? (Andrea Gualtiero)

Siamo tutti in grado di collegarci con Kiev e vedere, anche in tempo reale, cosa succede. Possiamo tutti ascoltare i commenti e vedere i filmati disponibili sulle televisioni russe. Si vedono militari con scarpe di cartone, che sembrano i nostri alpini in Russia settant'anni fa. Poveri ragazzi che, probabilmente hanno famiglie, ammazzati a botte, quasi disarmati, privi della possibilità di difendersi. Ho visto un tank in fiamme: questo non si può fare con le molotov...! Credetemi che non è possibile, se non con armi "importanti" che la gente civile non può possedere. Quello che tutte le persone intelligenti e di buon senso possono liberamente vedere mostra una verità molto diversa da quella pretesa da americani e oppositori ucraini. Qui io rivedo, ma all'ennesima potenza, la Valle Giulia che vedeva Pasolini decenni fa: poveri, quasi disarmati, che tentano di difendere dalla distruzione totale una città. E distruttori, migliaia, armati e (forse) addestrati che non hanno nulla da perdere e sfasciano tutto. I difensori non hanno i mezzi per opporsi alle aggressioni, sono massacrati, uccisi, dispersi. E sono anche psicologicamente più deboli, perché disorientati nelle direttive che ricevono e, soprattutto, perché hanno famiglie e qualcosa da difendere, quindi amano la propria vita. Aveva ragione il fascista Romualdi (padre): "Tremila persone disposte a tutto, e senza nulla da perdere, possono tenere in pugno una nazione".