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DIARIO UCRAINA/ Sigov (dissidente): se falliamo resterà solo la "Corea del Nord"

Protesta sul Maidan, la piazza dell'Indipendenza a Kiev (Infophoto) Protesta sul Maidan, la piazza dell'Indipendenza a Kiev (Infophoto)

Un messaggio che esprimeva sinteticamente il senso della pluralità nel contesto europeo: i legami storici e naturali tra Kiev e il suo vicino orientale non significano "un allentamento o una rottura dei legami altrettanto storici e naturali esistenti con l'Europa, la sua cultura  e le sue tradizioni". Al contrario, tale contesto esclude ogni forma di isolazionismo. Purtroppo, la legge del 16 gennaio sugli "agenti stranieri", che Janukovič ha copiato dalla legge di Putin del luglio 2012, è proprio un tentativo di fondare legalmente l'isolazionismo. Ora anche in Ucraina ogni istituzioni civile che benefici di sovvenzioni dall'estero e si occupi di problemi politici e sociali, verrà dichiarata "agente straniero". In risposta, un gruppo di difesa dei diritti umani di Char'kiv ha giustamente dichiarato: "Non accetteremo mai che gli organi del potere ci rinchiudano in un ghetto sociale e ci appendano al collo un cartello con la scritta "agente straniero", come facevano i nazisti gli ebrei, stigmatizzandoli con una stella gialla durante la seconda guerra mondiale".

Una seduta straordinaria del parlamento ucraino il 28 gennaio ha abrogato questa legge. Ma non possiamo dimenticare le vittime del 21 gennaio, che hanno dato la vita perché fossimo liberati dal ghetto dell'isolazionismo post-impero. Come pure i tanti difensori dei diritti umani arrestati, sulla cui liberazione l'Unione Europea sta insistendo…

Possiamo prevedere uno scenario pessimista, già tratteggiato da alcuni giornalisti: il proseguimento delle repressioni, l'instaurarsi di un regime, proprio sul confine con l'Europa, che ricorda la Corea del Nord. E una fiumana di profughi dall'Ucraina…

C'è anche uno scenario alternativo: il proseguimento della dinamica storica di sviluppo delle strutture di una società civile in Ucraina e il loro decisivo influsso sull'evolversi della democrazia in campo giuridico dopo il superamento della profonda crisi politica.

Per il realizzarsi di questo scenario alternativo oggi abbiamo bisogno di interventi netti da parte dei capi di stato europei. Servono sanzioni analoghe a quelle stabilite dagli USA contro chiunque si renda colpevole di una criminalizzazione del potere nel nostro paese. Le sanzioni contro gli oligarchi devono influire sulla liberalizzazione dei principali canali televisivi di loro proprietà. È ora di smetterla di "lavare il cervello" ai nostri concittadini. È importante il ruolo di mediazione che possono svolgere i leader occidentali nel corso delle delicate negoziazioni tra l'opposizione, il potere e il loro principale interlocutore – la società civile ucraina, che da oltre due mesi si è mobilitata sulle piazze di Kiev e di altre città, da L'viv a Doneck, da Char'kiv a Odessa e alla Crimea. Durante questi lunghissimi mesi di stretta collaborazione tra migliaia di attivisti e centinaia di migliaia di semplici cittadini, la coscienza politica e civica ha registrato una crescita sostanziale. Un esempio di nuove riuscite iniziative sono le decine di auto in fila, il cosiddetto AutoMaidan. A Kiev e dappertutto la gente mette generosamente a disposizione i propri mezzi personali nelle iniziative di protesta, rischiando (parecchie automobili sono già state danneggiate). 


COMMENTI
20/02/2014 - risposta al Sig. Gualtiniero (Iryna Pelykh)

Le posso dire solo una cosa: smetta di vedere la televisione russa!!!! e cerchi di informarsi bene prima di scrivere cosi tante sciocchezze!!!

 
19/02/2014 - Pena (Andrea Gualtiero)

Sento ora che tre sono i poliziotti morti oggi a Kiev e ben 35 altri sono in pericolo di vita, tra i 157 finora feriti negli scontri. Steinmeier dovrebbe chiarire se le sanzioni UE si rivolgeranno all'Ucraina oppure agli USA, rispetto agli scontri e ai molti morti di Kiev. Si dovrebbe parlare, infatti di "responsabilità". Mi chiedo cosa attenda Yanukovitch per abbandonare Kiev a se stessa e riparare altrove, per esempio a Kharkow, dove raccogliere il governo Ucraino e riprendere attività politiche in una zona che potrebbe essere più difendibile, visto che molti cittadini detengono armi nell'est. A questo punto, infatti, è chiaro che le forze di sicurezza ucraine non sono in grado di difendere la città: non ne hanno né i mezzi né la determinazione, perché combattono contro un branco eterogeneo e multinazionale di disperati, diretti e orchestrati da entità politiche straniere. Credo che occorra proteggere il sud del paese, ma questo non potrà avvenire senza lasciare Kiev. Solo in questo modo, forse, sarà possibile chiedere alla flotta russa di Sebastopoli di rendersi operativa, neutralizzando le navi americane che (chissà perché?) sono entrate da qualche settimana nel mar Nero.

 
18/02/2014 - Ma cosa dite? (Andrea Gualtiero)

Siamo tutti in grado di collegarci con Kiev e vedere, anche in tempo reale, cosa succede. Possiamo tutti ascoltare i commenti e vedere i filmati disponibili sulle televisioni russe. Si vedono militari con scarpe di cartone, che sembrano i nostri alpini in Russia settant'anni fa. Poveri ragazzi che, probabilmente hanno famiglie, ammazzati a botte, quasi disarmati, privi della possibilità di difendersi. Ho visto un tank in fiamme: questo non si può fare con le molotov...! Credetemi che non è possibile, se non con armi "importanti" che la gente civile non può possedere. Quello che tutte le persone intelligenti e di buon senso possono liberamente vedere mostra una verità molto diversa da quella pretesa da americani e oppositori ucraini. Qui io rivedo, ma all'ennesima potenza, la Valle Giulia che vedeva Pasolini decenni fa: poveri, quasi disarmati, che tentano di difendere dalla distruzione totale una città. E distruttori, migliaia, armati e (forse) addestrati che non hanno nulla da perdere e sfasciano tutto. I difensori non hanno i mezzi per opporsi alle aggressioni, sono massacrati, uccisi, dispersi. E sono anche psicologicamente più deboli, perché disorientati nelle direttive che ricevono e, soprattutto, perché hanno famiglie e qualcosa da difendere, quindi amano la propria vita. Aveva ragione il fascista Romualdi (padre): "Tremila persone disposte a tutto, e senza nulla da perdere, possono tenere in pugno una nazione".