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DIARIO SUDAMERICA/ I nuovi disastri dei regimi in Venezuela e Argentina

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Un solo dato serve a svelare la situazione venezuelana: nel 2012 i proventi dell’esportazione di petrolio, di cui è il Paese è uno dei più gradi produttori mondiali, sono stati di 64.000 milioni di dollari, di cui però solo 34.000 arrivati sul territorio nazionale. Il resto si è riversato su vari fondi e società multinazionali con sede in paradisi fiscali gestiti anche da capitali cinesi.

In Argentina le indagini che riguardano l’esportazione di ingenti capitali appartenenti alla famiglia presidenziale da parte di Lazaro Baez, amico di famiglia, scandalo che viene pubblicamente denunciato da mesi ma che il potere kirchnerista ignora, sostituendo i magistrati che se ne occupano o ostacolandoli, stanno per arrivare a un punto cruciale che potrebbe compromettere, se confermato, l’intero apparato di potere attuale. Il giudice federale Sebastian Casanello ha infatti chiesto all’Afip (l’ente fiscale argentino) la documentazione basata su false fatturazioni emesse da Juan Ignacio Suris, narcotrafficante. Perché sta raccogliendo prove che indicherebbero un legame di questo capo di una banda narco con Lazaro Baez; dati che potrebbero sorgere da indizi secondo i quali quest’ultimo abbia commesso infrazioni talmente gravi da “costringerlo” a collaborare con il mondo dei trafficanti di droga.

E qui emerge un fatto che viene denunciato da anni (sempre ignorato dal Governo che solo oggi l’ha riconosciuto): l’Argentina da Paese di transito di droga si è trasformato in produttore ed esportatore. Traffico che ha per base la città di Rosario, il cui porto fluviale è poco controllato dalle autorità. Ormai la scala di delitti che si registrano in questo settore ha subito una escalation “colombiana” ed è arrivata a minacce fatte alla redazione del giornale “El sol” di Mendoza, altra città coinvolta in questa deprecabile attività.

Come abbiamo fatto notare in precedenza, la cultura dell’odio ha diviso questi paesi in due. Da una parte chi appoggia questi poteri perché o obbligato ( gran parte dei cittadini lavorano per conto dello Stato che ha monopolizzato interi settori economici o sono finanziati - quelli delle classi meno abbienti - da contributi “sociali” elargiti in cambio di appoggio politico) o perché apertamente finanziato dai governi che difatti spendono cifre incredibili per mantenere la propria “immagine” coinvolgendo in ciò non solo il mondo mediatico, ma anche quello artistico e intellettuale. Dall’altra gran parte della popolazione che subisce quotidianamente le angherie di questi regimi attraverso non solo l’inflazione e la scarsità di approvvigionamenti, ma anche il peggioramento dei servizi anche basici (ad esempio, l’approvvigionamento elettrico e idrico).

Insomma, l’impossibilità di poter vivere una esistenza degna di questo nome, l’esatto inverso dei proclami martellati dai leader nei loro interminabili discorsi, in cui evocano le figure dei “Libertadores” dell’America Latina facendosene continuatori delle loro nobili cause. Dubito che se avessero la possibilità di resuscitare, i vari San Martin, Belgrano e Bolivar sarebbero d’accordo. Con buona pace anche di un’Europa che fin dai loro tempi ha brillato per l’assenza.



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