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DIARIO SUDAMERICA/ I nuovi disastri dei regimi in Venezuela e Argentina

Pubblicazione:mercoledì 19 febbraio 2014

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Continuano, anzi si fanno più gravi, i disordini in Venezuela. Manifestazioni di studenti che occupano pacificamente le strade di Caracas sono state duramente represse dalla polizia mentre lo stesso Presidente Maduro chiama il popolo alle armi per difendere la rivoluzione “pacifica e democratica” che nel corso degli anni ha trasformato un Paese ricchissimo e veramente democratico, dove si alternavano pacificamente governi di diverso colore politico in uno sviluppo invidiabile e una stabilità finanziaria notevole, in una nazione dove ormai l’inflazione è alle stelle e supera il 54%, dove mancano generi di prima necessità e gli ospedali sono ormai al collasso per mancanza di medicinali.

Il Venezuela è al collasso, l’Argentina ci sta arrivando con un Governo che ormai naviga nella confusione totale. Ma è altrettanto chiaro (e la partecipazione di lavoratori statali e aficionados del potere chavista a manifestazioni contrastanti quelle sopra descritte lo conferma) che ormai in questi due paesi la cultura dell’odio instaurata da regimi falsamente nazionali e popolari trionfa dividendo le nazioni in due e minacciando una gravissima escalation di violenza.

È incredibile quanto l’Europa finga di non sapere e non operi interventi seri, ma in questo gioco che è solo all’inizio del suo ultimo sviluppo si rivela la profonda ignoranza culturale del Vecchio Continente nei riguardi di un Sudamerica che viene incredibilmente trattato come fosse il giardino della propria casa. Ed è un errore macroscopico che si perpetra da decenni, tranne poche eccezioni, senza il quale si può ben dire che la crisi economica europea sarebbe di tutt’altra portata. Ma tant’è, continuiamo a sottovalutare le cose, o meglio pensiamo ai mondiali di calcio, senza immischiarci nelle beghe interne di nazioni verso le quali la mentalità non è cambiata poi di tanto da Cristoforo Colombo.

Venezuela e Argentina sono casi ben più che emblematici di veri e propri regimi dittatoriali che non concepiscono nemmeno lontanamente il pensiero differente, anzi lo perseguitano con l’arma dell’eliminazione economica: paesi che ormai hanno statalizzato tutto il possibile “in nome del popolo” inventandosi nemici come multinazionali o fondi bancari di rapina per giustificare provvedimenti assurdi, più consoni a logiche tristemente note negli anni ‘30 e ‘40 del secolo scorso che al giorno d’oggi, in completa antitesi con gli ideali tanto propagandati.

Due nazioni ricchissime, che una politica intelligente trasformerebbe in potenze mondiali al di fuori della crisi attuale, versano in condizioni economiche catastrofiche che nemmeno possono più controllare se non ignorando i fatti e perseguendo i mezzi di informazione che li diffondono. Chiudendoli, come accade in Venezuela, o tentando di impossessarsene come in Argentina, attraverso strane interpretazioni della legge sui media.


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