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Esteri

GUERRA UCRAINA/ 2. Una "mossa" di Usa e Germania contro la Russia

Le nuove violenze a Kiev sembrano seguire una strategia che serve principalmente agli Stati Uniti per tenere l’Europa in scacco, come ai tempi della Yugoslavia. Lo dice PAOLO RAFFONE

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Sui confini nordorientali, sudorientali e a sud l’Unione europea è assediata da rivolte violente e guerre, dall’Ucraina alla Bosnia Erzegovina, dalla Siria all’Egitto, e ben presto, in aprile, nel quadrante sudoccidentale, nell’Algeria del dopo Bouteflika ci saranno le condizioni per una crisi in stile siriano. Ad ovest si consuma una guerra a bassa intensità tra le due sponde ‘alleate’ dell’Atlantico, attorno a questioni monetarie, economiche e commerciali. Nel centro dell’Unione europea, nelle sue istituzioni si vive un senso di arroccata quanto rassegnata difesa dello statu quo, tra i quattro grandi paesi chiave si respira sfiducia reciproca, e a livello sociale si sente crescere la rabbia popolare per le conseguenze delle politiche europee.

Un quadro che ormai oltrepassa la desolazione ed è entrato nella fase dell’allarme che da arancione potrebbe diventare rosso. Di questa situazione, da alcuni mesi sono ben coscienti le grandi potenze mondiali, Stati Uniti d’America, Russia e Cina. Ai tempi delle scellerate decisioni pasticciate del Trattato di Maastricht, l’America di Bush-padre tentò attraverso canali diplomatici di correggere ‘il tiro’ degli europei, ma la Germania di Kohl aveva fretta. La crisi jugoslava era già in avanzata gestazione, ma con il cambio di amministrazione americana, l’arrivo del presidente sassofonista Bill Clinton e dell’arcigna segretario di stato, Madeleine Albright, la “guerra in Europa” iniziò e non sembra essere ancora finita. Infatti, oltre ad essere esplosa la Bosnia Erzegovina, dopo venti anni di illusione euratlantica della bontà degli inverecondi accordi di Dayton, adesso è pronta la guerra in Ucraina. Con l’indecisa e ambigua amministrazione di Barak Obama, la guerra in Ucraina dovrebbe restare a ‘bassa intensità’ come fu la Yugoslavia tra il 1989 e il 1991. Tutto potrebbe cambiare se nel 2016 Hilary Clinton, come sembra, dovesse diventare presidente degli Stati Uniti. Questa volta, però, la Russia di Putin e la Cina non resterebbero a guardare.

Strane coincidenze: tra il 1989 e il 1991 l’Europa pensava di realizzare un ‘superstato’, un’Unione europea di stampo funzionalista, alla francese; tra il 2014 e il 2016 l’Europa deve scegliere se esistere o sciogliersi, decidendo anche il destino della sua moneta. Poiché chi scrive non crede alle coincidenze, in questo articolo cerchiamo di spiegare perché e per conto di chi c’è la guerra in Ucraina.

La guerra in Ucraina non ha per ora la caratteristica di uno scontro tra Occidente e Russia, ma è il tentativo da parte tedesca e americana di sfilare alla Russia un suo partner storico. L’Ucraina è storicamente divisa tra l’Occidente, con una popolazione volta verso l’Unione europea, e l’Oriente, con una popolazione volta verso la Russia, oltre a una piccola minoranza musulmana in Crimea. L’Ucraina attuale è una costruzione politica artificiale che ha ereditato i confini acquisiti ai tempi dell’URSS ma che da quando ha acquisito l’indipendenza, nel 1991, non ha mai cessato di indebolirsi. Approfittando della confusione istituzionale ucraina, e del disorientamento della popolazione, nel 2004 gli americani hanno ‘sostenuto’ la “rivoluzione arancione” che portò ad un governo mafioso e filo atlantico. Dopo la stretta russa sulle forniture sovvenzionate di gas all’Ucraina, nel 2010, le elezioni presidenziali hanno portato al potere l’attuale presidente Viktor Yanukovich, un politico corrotto e piuttosto filo russo. Le elezioni furono comunque certificate valide anche dagli osservatori dell’Unione europea. Il 21 novembre 2013 il presidente Yanukovic decise di non sottoscrivere l’accordo di associazione con l’Unione europea, perché insostenibile sul piano economico. Inoltre, memore del mancato sostegno all’Ucraina dopo la rivoluzione arancione, Yanukovich ha scelto la Russia che almeno gli garantiva aiuti fiscali concreti e consistenti (15 miliardi di dollari). In contemporanea, Radio Free Europe diffondeva notizie poco rassicuranti sugli eventi e ha fomentato la rivolta popolare che fu battezzata “Euromaidan” e poi “Eurorivoluzione”. Coincidentalmente, l’Alto rappresentante dell’Ue per la politica estera e di sicurezza, la britannica baronessa Catherine Ashton, decise di farsi fotografare in piazza a Kiev con i manifestanti. Una mossa assai poco seria da parte di un “alto rappresentante”? Con la conoscenza dei fatti che sono succeduti, si può dire che trattò di drammatica dabbenaggine.