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MORTI IN UCRAINA/ Una guerra (incivile) per il gas

Pubblicazione:venerdì 21 febbraio 2014

Scontri in Ucraina (Infophoto) Scontri in Ucraina (Infophoto)

E’ questa la storica faglia nel cuore dell'Ucraina che l'Occidente ha cercato di sfruttare per annullare l'influenza russa dal 1990 in poi, compreso il tentativo di attirare l'Ucraina nella Nato. I leader della ‘rivoluzione arancione’ sono stati incoraggiati a inviare truppe ucraine in Iraq e in Afghanistan. L’espansione verso est della Nato è stata però bloccata dalla guerra georgiana del 2008 e dalla successiva elezione di Yanukovich sulla base di un programma di non allineamento. Ma ogni dubbio che lo sforzo dell'Ue di corteggiare l'Ucraina fosse strettamente connesso con la strategia militare occidentale è stato dissipato dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, quando ha dichiarato che il patto poi abortito con l'Ucraina avrebbe rappresentato “spinta importante per la sicurezza euro-atlantica”.

Nella battaglia che infuria in Ucraina dal 1991, con i picchi della ‘rivoluzione arancione’ del 2004-2005, e con la tragedia attuale delle piazze di Kiev, il capitolo energetico è cruciale. Basti pensare alle manovre del presidente Yanukovich per smarcarsi dalla morsa russa riformando il settore e tentando di diversificare le fonti di approvvigionamento. Ne è un esempio l'interessamento di Kiev verso l'interconnettore Agri, infrastruttura che, tagliando il Mar Nero, potrebbe aprire un nuovo corridoio tra il Caucaso e i mercati europei. Ma più importanti sono due grandi contratti firmati dal presidente Yanukovich con la anglo-olandese Shell e con l’americana Chevron, per un valore di circa 10 miliardi di dollari ciascuno, per lo sfruttamento congiunto delle riserve di gas di sciste (shale gas) sul territorio ucraino. Nonostante le proteste e la guerriglia urbana che infuria, il governo ucraino ha confermato che i lavori di esplorazione prenderanno luogo entro maggio 2014 nelle regioni occidentali attorno all’importante città di Lviv (Oleska field per la Chevron).

Mentre la Shell ha già cominciato le perforazioni nelle regioni orientali dell’Ucraina, contro lo sfruttamento dell’Oleska field si sono schierati organizzazioni civiche e consigli comunali e provinciali dominati dai partiti di estrema destra, e da ultimo anche il presidente russo Putin ha sollevato dubbi sull’impatto ambientale cross-border. Come si può intuire la stabilità dell’Ucraina, il suo futuro, e l’eventuale sua pacificazione, ha molto a che fare con il ‘gas’ russo, che passa quasi esclusivamente in Ucraina verso l’Europa. Inoltre, i progetti di estrazione del gas di sciste ucraino porterebbero all’autosufficienza energetica del paese che entro il 2020 potrebbe addirittura diventare esportatore di gas verso l’Europa. La Francia, la Spagna e la Germania sono molto interessate alle operazioni estrattive della Shell e della Chevron perché vorrebbero replicarle anche sui propri territori, ‘addolcendo’ la posizione ideologicamente contraria dei mandarini della Commissione europea.

 

Si capisce meglio la rilevanza dell’Ucraina per la Russia?

 

Fonte Limes



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