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SIRIA/ Le voci di un attacco? È opera dei veri "signori della guerra"

Pubblicazione:mercoledì 26 febbraio 2014

Un piccolo rifugiato siriano in Libano (Infophoto) Un piccolo rifugiato siriano in Libano (Infophoto)

Comprensibilmente, in Italia è il nuovo governo presieduto da Matteo Renzi a fare oggi soprattutto notizia, salvo qualche inevitabile richiamo alla drammatica crisi in Ucraina. Frattanto però non è che la tragedia della guerra in Siria abbia avuto termine solo perché su di essa si sono spenti i riflettori del grande circo delle tv a diffusione planetaria. A Ginevra la seconda sessione dei negoziati di pace sia è conclusa il 15 febbraio scorso senza un nulla di fatto, mentre una terza sessione non sembra essere realmente in programma. Avendone già parlato in precedenza non torniamo qui a dire perché tali negoziati non potevano che fallire, e perché erano stati impostati in modo che fallissero.

In quella rigogliosa ma incontrollabile giungla di notizie che è ormai divenuta Internet, circolano informazioni secondo cui sarebbe in corso un riarmo delle milizie anti-governative siriane. Si parla di possibili forniture agli insorti di armi antiaeree a spalla nonché di piste che si starebbero asfaltando nel deserto giordano per poter far loro pervenire anche dei mezzi corazzati. 

È difficile dire quanto ci sia di vero e quanto di fantasioso in queste notizie (tra l'altro i mezzi corazzati non hanno alcun bisogno di piste asfaltate per muoversi nel deserto, purché ovviamente siano condotti da piloti esperti e si muovano agli ordini di ufficiali altrettanto esperti; e altrimenti si incagliano e vanno ben presto fuori uso comunque). Quale che ne sia il fondamento, queste voci valgono in ogni caso a far capire quanto la gente in Siria abbia oggi sempre più la sensazione che chi ha voluto questa guerra la voglia far continuare ad ogni costo. E ciò malgrado sia evidente che si tratta di un conflitto senza sbocco sul piano militare; e che quindi nella misura in cui continua non serve ad altro se non a sfinire ulteriormente un popolo già sfinito. 

Osserviamo per inciso che – al di là di ogni altra differenza - a crisi scoppiata in Ucraina corre il rischio di  avere simili sviluppi. E questo per il modo altrettanto astratto e schematico con cui l'Occidente la sta affrontando, con una slabbrata Unione Europea in primo piano che va a sfidare la Russia facendosi forte del benevolo ma vago appoggio degli Stati Uniti del presidente Obama. Non ci si rende così conto che l'Ucraina non è una ma sono due; e che quella sua grossa fetta orientale che è ormai russa non accetterebbe un'Ucraina esclusivamente "europea". Sarebbe pronta in tal caso a una guerra civile con prospettive analoghe a quelle della Siria, mentre d'altra parte l'Ue non è di certo in grado di sostituirsi alla Russia come grande fornitore all'Ucraina di gas naturale pagato poco e male.


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