BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

DIARIO ARGENTINA/ Villas Miserias, lo scandalo del mercato dei bambini

Pubblicazione:lunedì 10 marzo 2014

Il Convegno in Argentina (foto di Aldo Feroce) Il Convegno in Argentina (foto di Aldo Feroce)

Incredibilmente la caratteristica di tutti gli interventi effettuati da relatori appartenenti a organizzazioni argentine che si occupano di contrastare il fenomeno risiede nel constatare l’assenza sia dello Stato che del Comune di Buenos Aires, entità che operano interventi assolutamente marginali ma che sono ampiamente presenti mediaticamente nell’accusarsi reciprocante del loro malfunzionamento.

Ma spostiamoci sul Bacino del Mediterraneo, dove la cosiddetta rivoluzione che ha coinvolto diversi paesi del Nordafrica è stata in gran parte soffocata dalla reazione degli integralisti islamici, che non si sono limitati a trasformare paesi in terra di nessuno (si pensi alla Libia, dove regna l’anarchia più assoluta che ha azzerato la sua produzione di petrolio). Anche attraverso una imponente campagna ideologica basata su menzogne storiche la donna è stata relegata a schiava anche in culture dove storicamente occupava una posizione di rilievo, come nelle comunità touareg del Maghreb. Quando non a richiederne la presenza in zone di guerra con uno sfruttamento sessuale fatto credere una missione santa che ha come scopo la conquista del Paradiso terrestre.

Questi fatti emergono dalla relazione del Professore Mauro Giovanni Carta, Docente dell’Università di Cagliari, che però afferma quanto l’opera di molte donne alcune delle quali come la tunisina Lina Ben Mhenni, una blogger seguitissima a livello mondiale, abbia ottenuto che l’Assemblea Costituente di questo Paese votasse a favore della parità tra uomo e donna di fronte alla legge.

Lo stesso Professor Carta, che da anni si occupa del fenomeno inerente lo sfruttamento della prostituzione e la violenza sulla donna, riuscendo ad ottenere finanziamenti Ue per progetti sul tema, ci rivela che questo settore rappresenta un business incredibilmente lucroso, con un fatturato di circa 2500 miliardi di dollari, più dei proventi del traffico di droga o di quello di armi.

È chiaro che di fronte a queste cifre la lotta al fenomeno diventa impari anche per il coinvolgimento della politica che da un lato condanna ma dall’altro si fa spesso complice minimizzando il problema. Anche quando esso coinvolge l’infanzia, come rivela la dottoressa Maria Veronica Brasesco, che nella sua relazione si incentra sulle problematiche psicologiche incredibili che si instaurano in minori e cita casi agghiaccianti. Come quello di bambini che, pur se assistiti nell’unico Centro di recupero a loro destinato in Argentina, non possono essere trattenuti, in una struttura dedicata anche se deficitaria a vari livelli, contro la loro volontà e, per un’aberrante difesa della libertà individuale, se ne vanno per poi essere trovati morti giorni dopo tirati in cassonetti dell’immondizia, vittime non solo del consumo di droghe ma di una società che solo nel 1984 ha riconosciuto a livello mondiale i diritti dell’infanzia: a partire da quell’anno sta compiendo dei passi da gigante nel loro annullamento semplicemente ignorandoli, perché spesso le problematiche risiedono ai margini del mondo, relegate in situazioni invisibili. E quindi fuori della portata dei media godendo anche dell’indifferenza di un mondo che è tanto immerso nell’informatizzazione e nella virtualità da essersi dimenticato di usare il pensiero, proiettato in un futuro che rischierà di trasformare l’essere in mero “materiale” umano. Proprio come i bambini e le donne che finge di non vedere.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.