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ABORTO/ Amnesty International lancia la campagna "My Body My Rights"

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Il nome della campagna è già indicativo dei suoi contenuti: My Body My Rights (il mio corpo i miei diritti) è una campagna, della durata di ben due anni, lanciata da Amnesty International per ottenere la massima libertà all'interruzione della gravidanza specie in quei paesi che ancora vietano del tutto o in parte l'aborto. I responsabili della campagna infatti spiegano che è loro intenzione di intervenire in paesi indicati in modo specifico, ad esempio il Nepal, per fare opera di informazione su quelli che vengono definiti "i diritti delle donne": "aiutare la prossima generazione a conoscere e richiedere i loro diritti sessuali e riproduttivi". E cioè accesso senza restrizioni di alcun tipo all'aborto e alla contraccezione, promozione dell'omosessualità, e la possibilità "di decidere se e quando avere figli e di decidere quale tipo di famiglia creare". E' indicativo la scelta di paesi del terzo mondo che ancora vivono ancorati alle antiche tradizioni di valori che sono di ben altro tipo. Amnesty International poi, fa sapere, intende agire in quei paesi dove l'aborto è ancora oggi proibito, come El Salvador e il Cile, mentre l'Irlanda, che ha comunque legalizzato l'aborto lo scorso anno, viene accusata di avere un regime oppressivo e poco riguardo per la salute delle donne. Viene citato il caso di Savita Halappanavar, la dona di origini indiane morta in ospedale di cui si pensava inizialmente la causa fosse stato il divieto di farla abortire, e poi invece si è scoperto fosse morta per una cura sbagliata per altri problemi fisici. 



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