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CRISI UCRAINA/ Così Usa e Russia possono evitare la nuova Guerra fredda

Pubblicazione:martedì 18 marzo 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 18 marzo 2014, 8.03

Vladimir Putin (S) con Van Rompuy e Barroso (Infophoto) Vladimir Putin (S) con Van Rompuy e Barroso (Infophoto)

Resta il fatto che la comunità internazionale ha sconfessato gli accordi: la Russia ha tentato più volte di evitare la violazione degli accordi internazionali del 1994 sulla denuclearizzazione dell’Ucraina che portarono al suo riconoscimento internazionale garantito da Usa, Russia e Regno Unito, e poi gli accordi firmati dal presidente eletto Viktor Yanukovic il 20 febbraio 2014 con i ministri degli esteri di Germania, Polonia e Regno Unito, per svolgere elezioni e adottare la riforma costituzionale in senso federale e autonomistico. Questi ultimi, non sono mai stati difesi proprio dai ministri europei, e poche ore dopo la loro firma un gruppo di individui armati compiva un colpo di stato a Kiev, abolendo persino il bilinguismo russo-ucraino che era elemento pregnante degli accordi del 1994.

Il referendum che il 16 marzo in Crimea ha visto il 96% dei votanti a favore dell’indipendenza dall’Ucraina, è stato trattato come ‘illegale’ e ‘illegittimo’ dagli Usa e dall’Ue. Sebbene il referendum si sia svolto correttamente secondo gli osservatori internazionali, e sebbene esso non abbia deciso alcuna annessione alla Russia, che invece dovrà essere decisa eventualmente dalla Duma, gli Usa e l’Ue hanno imposto sanzioni alla Russia perché avrebbe “violato il diritto internazionale”. Una posizione difficilmente sostenibile visto ciò che l’Occidente ha fatto con le invasioni militari di guerra in Serbia, Libia, Iraq, Afganistan, solo per citarne alcune. I principi inviolabili dell’inviolabilità delle frontiere, nati con la Pace di Westfalia nel 1648 dopo la guerra di religione europea detta dei “Trent’anni”, e reiterati fino al 1948 nella Carta dell’Onu, hanno perso di effettività sin dalla guerra degli Usa contro il Vietnam alla fine degli anni ’60. Certamente, questi principi sono stati abbandonati da chi oggi li richiama, dopo il bombardamento “umanitario” della Serbia nel 1999, e tutti quelli successivi in omaggio alla ‘guerra al terrore’.

Secondo alcuni analisti, siamo già entrati in una nuova Guerra Fredda, che si spera non diventi calda, che durerà per alcuni anni a venire con danni notevoli per l’Occidente, particolarmente per l’Ue, ma anche per la Russia. Gli Usa, e forse la Cina, ne sarebbero i soli beneficiari indiretti. 

Il video editoriale di Giulietto Chiesa è molto chiaro in proposito.

Cerchiamo di capire la logica di questa situazione, le sue conseguenze e come poterne uscire.

La retorica della contrapposizione è tipica in ogni grande crisi di sistema, nazionale o internazionale. La logica della contrapposizione tra il bene e il male supremo ha origini antiche. Il suo corollario è la necessaria prevalenza del bene sul male, con ogni mezzo. Infatti, sin dalle origini, il potere ha soppresso con la forza l’apostasia, la blasfemia, più tardi l’eresia, cioè ogni attentato all’ordine costituito che turbasse la pubblica quiete, l’onore o la giustizia (divina). L'Antico Testamento riteneva il sangue come un segno sacro della vita, un insegnamento necessario in ogni tempo. Tuttavia, in epoca scolastica, nel XIII secolo, alla vigilia della formazione degli regni e degli stati nazione, scriveva il Doctor Angelicus: «Desiderare la vendetta per il male di chi va punito è illecito», ma è lodevole imporre una riparazione «al fine di correggere i vizi e di conservare il bene della giustizia» (Tommaso d’Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 158, a. 1, ad 3: Ed. Leon. 10, 273). Lo stesso santo riconosceva che l'amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità, ed è quindi legittimo far rispettare il proprio diritto alla vita. Nel caso dei popoli è il principio di autodeterminazione, “reagendo con moderazione”, che è un comportamento moralmente lecito. Infatti,  non è necessario che si rinunzi alla legittima difesa per evitare l'uccisione di altri, “poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui” (Summa theologiae, II-II, q. 64, a. 7, c: Ed. Leon. 9, 74).


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