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CRISI UCRAINA/ Così Usa e Russia possono evitare la nuova Guerra fredda

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Vladimir Putin (S) con Van Rompuy e Barroso (Infophoto)  Vladimir Putin (S) con Van Rompuy e Barroso (Infophoto)

Questa breve digressione filosofica permette di leggere meglio, al di la della propaganda mediatica, il senso del dialogo diplomatico tra Russia e Usa, che fortunatamente continua con telefonate dirette tra Lavrov e Kerry sia il 15 sia il 16 marzo. Nonostante quanto riferito da quasi tutti i media, l’incontro di 6 ore tra i ministri degli esteri russo e americano a Londra il venerdì 14 marzo, non è stato un fallimento. Leggendo bene le dichiarazioni, poiché le parole hanno un senso al di la della retorica di recriminazione, si capisce che Kerry ha capito le difficoltà della Russia che chiede ‘aiuto’ agli Usa per trovare una soluzione nella gestione di quelle forze ‘tossiche’ che hanno preso il potere a Kiev. A dire il vero, la Russia aveva avanzato in passato la stessa richiesta anche alla Ue che è stata incapace di fare passi utili, mentre già la Germania e l’Italia vi avevano prestato attenzione. Quindi, vista l’incapacità dei servizi europei guidati dalla baronessa Ashton, da Barroso e da Van Rompuy, più preoccupati per la loro stessa sopravvivenza dopo le elezioni europee del 25 maggio prossimo che di trovare una soluzione ragionevole per l’Ucraina, la Russia e gli Usa stanno cercando di trovare una soluzione che accomodi le ‘ragioni di tutti’. Questo spiega la ponderazione della parole usate dai due grandi diplomatici, e il fatto che lo stesso Obama abbia fatto capire che le ‘sanzioni’ sono un atto dovuto, ma fondamentalmente, per ora solo di facciata. Finora, l’Ue esce completamente perdente, inutile direi, ma anche la Germania ha dimostrato i limiti della propria forza diplomatica. L’Italia, invece, con il citato accordo tra Saipem e Gazprom per la costruzione del gasdotto South Stream, ha dato prova di pragmatismo e buon senso.

D’altra parte, le relazioni tra Russia e Usa sono imprescindibili per gestire la difficile situazione in Iran, dove i conservatori radicali stanno insidiando il potere del presidente Rouhani e quindi mettendo in pericolo i negoziati sul nucleare, e gli accordi sulla Siria e il Libano. A conferma di questo impegno americano, sebbene insidiato all’interno dai neocons e dalla lobby personale del premier israeliano Netanyahu, si deve registrare l’intervento diplomatico Usa in Arabia Saudita che ha portato alla destituzione dell’incontrollabile capo dei servizi segreti, principe Bandar. Inoltre, gli Usa sono molto preoccupati dal dumping dei titoli di debito pubblico americano che è già iniziato da parte della Cina (50 miliardi di dollari al mese) e che anche la Russia sta valutando. D’altra parte ben 732 miliardi di dollari di debito russo sono detenuti da banche tedesche e austriache oltre ad altre occidentali. Un default politico di questo debito avrebbe ripercussioni gravissime nella Ue ma anche per gli Usa che stanno facendo di tutto per chiudere l’accordo di partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti. È su queste questioni che si regolano i conti su Ucraina e Crimea, con buona pace delle anime belle che propagano informazioni degne della propaganda.

In conclusione, per ora, si può dire che la crisi è grave, avrà una durata lunga, forse qualche anno, ma che al momento non conviene a nessuno trasformare la situazione in una guerra benché fredda.

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