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Esteri

DIARIO SUD SUDAN/ Quando la scuola è un'oasi di pace nella guerra

La scuola, luogo di pace dentro la guerra; quel sottilissimo confine che (non) esiste che dà serrenita. Il racconto (suun soldato) di ANNA SAMBO cooperante di Avsi nel Sud Sudan

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Ricominciano le attività della St. Marys College a Juba, AVSI all’interno dell’università supporta la School of Education. Il Dr. Ben è il Preside della facoltà. Ha studiato all’estero, ha vissuto tanta storia del Sud Sudan. A fine giornata, spesso, passa dal nostro ufficio, e racconta. Durante la guerra era al sud ed è scappato, per giorni e notti, nel bush, nella savana, vicino alle montagne.Quel giorno non c’è, non è ancora arrivato in ufficio, al St. Marys è mattina, lui viene a lavorare nel pomeriggio. Al College ci sono gli esami. Mi chiamano, Anna, uno studente è arrivato a scuola in uniforme e con il suo fucile. Anna, mi dicono dall’Università, è entrato perché voleva sostenere gli esami, come gli altri. Perché il guardiano dell’Università lo ha fatto entrare, se sa bene che nessuno in uniforme e con le armi può entrare? Perché lui è entrato, se sa che non si può entrare in uniforme, tanto meno con delle armi? Tanto meno con un fucile? È in un’aula, da solo, con la sua uniforme, a fare l’esame. Il fucile, quando è entrato, gliel’hanno tolto e hanno tolto la carica. Il segretario della St. Mary’s prende il fucile. È appoggiato nell’ufficio della logistica. Quel fucile è al centro di tutto, quando un insegnante ci dice che lo studente soldato deve andarsene perché gli hanno mandato un messaggio. Il fratello o il cugino, gli hanno sparato. Via sms. Attenzione nei movimenti. Chi prende il fucile? Chi glielo restituisce? Dove? Quando? E’È teso. Cosa può fare? Pensiamo, senza parlarne. Solo quando sarà fuori dal College, per strada, allora avrà il fucile. Lì tutto può succedere. Qui è luogo di pace. Questa differenza dentro/fuori la desideri. Potrebbe essere diverso. Il confine è sottilissimo. Gli altri studenti si avvicinano al fucile, sembra di vedere oltre la pelle. Sotto. Il Sud Sudan armato. Non c’è dentro e fuori, ma va stabilito. Per iniziare. Esiste la guerra così come esiste la pace anche se diceva Claudel “la pace in parti uguali di dolore e gioia è fatta”. Alla fine, che pace sia. Al di qua o al di là di un confine per poter decidere se passarlo o no.

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