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Esteri

UCRAINA/ Filonenko e Sigov: vi raccontiamo la "vittoria" di questa rivoluzione

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A. Filonenko. Di riconciliazione. Quando le proteste assumono certe dimensioni si evidenzia sempre un'ala radicale, e c'è il rischio di svolte violente, di cedere alle provocazioni. Queste provocazioni ci sono state quotidianamente; quando alla fine è scoppiato il conflitto aperto, la cosa insolita è che il conflitto è stato realmente fermato da monaci e sacerdoti; per la prima volta è apparsa una terza forza di interposizione in grado di placare le parti in lotta. Questa è stata la prima novità sul Majdan. La seconda è stata che in un paese europeo moderno che vuole entrare in Europa, ogni sera alle 24 precise arrivava un sacerdote a recitare la compieta, e tutti pregavano col cappello in mano. Questo significa entrare in Europa con un volto cristiano. Effettivamente questo ha sorpreso tutti: non solo che ci fosse una chiesa sul Majdan, non solo che le Chiese fossero insieme, ma che il Consiglio delle Chiese sia stato un prezioso strumento di trasmissione della voce del Majdan presso gli organi di governo. La grande novità è che le Chiese hanno assunto una funzione pacificatrice assolutamente decisiva, forse questa è proprio la differenza principale tra la nostra e tutte le altre rivoluzioni: la Chiesa ha saputo trattenere lo scatenarsi della violenza e si è dimostrata un fattore importantissimo.

 

I reportage dall'Ucraina ricorrono a letture in chiave socio-politica. Cosa c'è stato sul Majdan che supera questi cliché?

A. Filonenko. La novità la possiamo chiamare «rivoluzione della dignità». Molti pensano che il processo sia legato al problema dell'associazione all'Unione europea, ma in realtà basta vedere che quando Janukovic° ha annunciato che non avrebbe firmato, la manifestazione di risposta ha raccolto 5-6000 persone; si pensava che questo fosse il massimo dell'impegno politico degli ucraini. Ma d'un tratto, nella notte dal 29 al 30 novembre la gente è stata picchiata dalla polizia, e il giorno dopo sono scese in piazza 60 mila persone. Il che vuol dire che per gli abitanti di Kiev il fatto più inaccettabile era che nel centro città lo Stato si permettesse di picchiare impunemente la gente; la reazione è stata imprevedibile. Chi avrebbe mai potuto immaginare che gli abitanti di Kiev sarebbero scesi in piazza non per l'Europa, ma perché avevano picchiato i loro ragazzi. Ciò che stupisce è questo livello di umanità, di cui nessun politico avevano il minimo sospetto, mentre è stato decisivo. Comunque tra gli slogan del Majdan la richiesta di entrare nell'Unione europea non c'è mai stata. Insomma, una rivoluzione per la dignità. In piazza è scesa la società intera, con tutte le forze che vi sono dentro, compresi i nazionalisti, certo. E si è trovato il punto di convergenza nella dignità della persona.

 

Ma in tempi di normalità questa dignità umana sarà ancora importante, che forme potrà prendere?

A. Filonenko. Tutti sono molto preoccupati che il nuovo governo torni a comportarsi come i precedenti, per questo è importante che il Majdan non si sciolga ma continui, dato che non è una compagnia di terroristi e fuorilegge, ma è un movimento per i diritti umani. Per questo è stata presa la decisione che il Majdan non si sciolga fino al compimento delle elezioni presidenziali del 25 maggio, quando tornerà ad esistere una normale struttura del potere. Si è stati ben attenti che il Majdan non si identificasse con nessun partito; quando il presidente ha iniziato le trattative e ha invitato i rappresentanti dell'opposizione parlamentare, è stato subito chiaro che questi non controllavano il Majdan.

A. Sigov. Quello che è successo e che ancora continua a succedere è che la gente non si identifica più con una qualsiasi parte politica. Per gli uomini dell'opposizione subentrati al governo è stata una scoperta enorme vedere che la gente non è più disposta a sostenerli ciecamente; insomma certe cose che erano normali prima, adesso non rientrano più nella comune percezione della realtà.

 

Cosa significa il Majdan per l'Europa?