BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

UCRAINA/ Filonenko e Sigov: vi raccontiamo la "vittoria" di questa rivoluzione

Pubblicazione:lunedì 3 marzo 2014

Infophoto Infophoto

A. Filonenko. Effettivamente, credo che il dovere di capire il Majdan oggi non riguardi solo gli ucraini. Penso che come noi, tutti siano stupiti di questa modalità di affrontare e risolvere i problemi. Certo fa male constatare che gli occidentali si stupiscono di vedere all’opera i loro stessi valori; si chiedono perché l’Ucraina voglia entrare in un’Europa che non riconosce più o mette in dubbio questi valori. Perciò ritengo che l’esperienza ucraina ponga di fronte all’opinione pubblica europea delle domande cui ormai è difficile sfuggire. Costituisce una provocazione perché si cerchino nuove risposte su cosa siano i famosi valori europei per i quali gli ucraini hanno dato la vita. È un compito indifferibile perché è chiaro che sta avvenendo una riformulazione globale delle questioni politiche. L’Europa non può sfuggire a questa discussione. E il punto non sarà: cosa fare dell’Ucraina, ma cosa sono per noi europei i vostri valori europei. Com’è possibile che un paese dell’Est viva i valori europei in modo tale da stupire gli europei stessi.

 

Avete paura per il futuro? Temete la delusione, il tradimento del Majdan?

A. Sigov. Se avessimo avuto paura del futuro non saremmo riusciti nell’impresa. La paura non c’è, ci sono la speranza e la voglia. Non abbiamo paura innanzitutto perché non abbiamo intenzione di appaltare a nessuno il nostro compito, abbiamo intenzione di agire in prima persona. Dio voglia che resistiamo fino in fondo.

A. Filonenko. Il timore è soprattutto di non essere all’altezza. Io sono stato traumatizzato profondamente dall’esperienza del 2004, quando l’intelligencija ha perso perché ha demandato tutto ai politici. Allora non era nato nessun movimento civile, niente di simile a Solidarnosc. Il tracollo politico è stato forse il prezzo dell’incapacità del popolo. Questa per noi è la seconda chance. Ma è tutto molto rapido, e non si è mai pronti. Dieci anni fa c’era stato il primo Majdan e io avrei giurato che niente di simile avrebbe potuto ripetersi. La verticale del potere funzionava, i Berkut erano al loro posto, non c’era speranza. E allora qual è stato l’errore che ha rovinato il regime? Non decisioni impopolari come la riforma delle pensioni, non aver mandato a picco la piccola e media impresa… D’un tratto qualcuno ha picchiato dei ragazzi. L’incredibile miopia politica di Janukovic è dovuta alla sua mentalità sovietica. Ha pensato che ammazzando tre dimostranti tutti sarebbero scappati; che se in città avesse sparso il terrore l’uomo comune si sarebbe chiuso in casa. Ma è successo che i suoi metodi tipicamente sovietici non hanno funzionato, perché c’è ormai una nuova generazione nata dopo la fine del regime, che è cresciuta convinta che lo Stato non può picchiare la gente. Si è scoperto che esistono delle cose non relative, che qualsiasi violenza è illegittima. Qui sta la vera rivoluzione. Si tratta di un concreto ideale umano. È un risultato clamoroso. Io non credo che gli ucraini siano gente speciale. I russi non capiscono cosa è successo da noi, ma neanche gli ucraini lo sanno; noi stessi cambiamo così velocemente che dobbiamo cercare di essere adeguati, di capire cosa succede, ma non ce la facciamo, abbiamo poco tempo.

 

(Marta Dell’Asta)



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.