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UCRAINA/ Filonenko e Sigov: vi raccontiamo la "vittoria" di questa rivoluzione

ALEKSEJ SIGOV e ALEKSANDR FILONENKO, due amici ucraini che hanno vissuto in diretta i tre mesi del Majdan, spiegano che cosa è realmente accaduto in quella rivoluzione

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Vladimir Putin ha invaso la Crimea. La Russia non riconosce il governo provvisorio insediatosi dopo la fuga di Yanukovitch e ora minaccia direttamente l'Ucraina. Kiev ha mobilitato i riservisti, la tensione sta ancora crescendo e gli eventi risultano ancora del tutto imprevedibili. Mai come in questo caso, tuttavia, per capire quanto sta accadendo occorre tornare indietro, a quella rivoluzione del Majdan iniziata lo scorso novembre.

Le rivoluzioni sono sempre una cosa tremenda, è nella loro natura togliere i freni e lasciar libero corso alla forza. E quando si scatenano, la violenza diventa incontrollabile, a meno di non usare una violenza ancora maggiore, come insegna Lenin. In Ucraina è successa una rivoluzione, senza dubbio, di cui si contano con dolore i morti: 77 tra i dimostranti, 11 tra le forze dell'ordine; oltre a centinaia di feriti. Eppure della fenomenologia rivoluzionaria qui mancano alcuni elementi essenziali, come l'ira distruttiva della folla, le brutalità individuali, i vandalismi e i saccheggi, il linciaggio dei prigionieri, le ritorsioni, la cattura di ostaggi, e anche, alla fine, il trionfo sul nemico abbattuto, come abbiamo visto fare infinite volte, dalla rivoluzione cubana a quella in Libia. 

A Kiev, piuttosto, sono emerse continuamente, accanto ai manganelli, agli spari, ai lanci di sampietrini e di bombe molotov, un insolito autocontrollo, misericordia, assenza di odio cieco, un'incredibile civiltà che di momento in momento induceva qualcuno a interporsi tra gli schieramenti per tamponare la violenza. Per darci ragione di questa significativa anomalia abbiamo intervistato in contemporanea, da Kiev e da Mosca, due amici ucraini che hanno vissuto in diretta i tre mesi del Majdan: Aleksej Sigov e Aleksandr Filonenko.

 

Il dubbio e il timore che hanno molti, soprattutto in Russia, è che in Ucraina sia avvenuta una rivolta, una rivoluzione, quindi una violenza contro un governo legittimamente eletto. Torna alla memoria l'immane tragedia della rivoluzione d'Ottobre e questo fa tremare. Cosa ne dite?

A. Filonenko. Sicuramente è stata una rivoluzione, ma una rivoluzione assolutamente diversa da quella d'Ottobre, direi da qualsiasi altra rivoluzione, per questo è molto importante capire cosa effettivamente sia avvenuto. È stata soprattutto una protesta pacifica, lo si vede dalle statistiche, dal numero dei morti, degli incidenti. Tutti paventavano che prevalesse il radicalismo, il terrorismo, ma per fortuna gli avvenimenti non sono andati in quella direzione; io penso che questa sia la principale vittoria di questa rivoluzione, che è stata la rivoluzione dell'umano, della dignità umana. L'origine di tutto è stata la violazione dei più elementari diritti della persona, quando la polizia ha usato contro la folla armi vietate, quando il governo ha scatenato il terrore di Stato servendosi dei delinquenti comuni. Naturalmente a vedere le scene di quanto accadeva si rimane scioccati, ma la cosa principale che insegnano i fatti ucraini è che bisogna cercare la verità al di fuori dei cliché, e se questa rivoluzione è diversa da tutte le altre, bisogna fare uno sforzo per trovare un criterio di giudizio adeguato: è una strana rivoluzione dove non sono mai stati presi ostaggi; una rivoluzione con delle implicazioni inattese, come il fatto che per la prima volta tutte le Chiese ucraine si sono schierate assieme. Mai prima le Chiese erano state così vicine alla gente e mai prima nessuno aveva pensato che nello spazio post sovietico la Chiesa potesse diventare un fattore così importante negli avvenimenti sociali e politici.

A. Sigov. Io mi sono reso conto che ciascuno sente e legge gli avvenimenti a partire dalla propria esperienza storica, perciò la Russia ricorda l'orrore della rivoluzione d'Ottobre, e i polacchi ripensano a Solidarnosc. La mia non è neanche una risposta ma la constatazione del fatto che il Majdan non ha combattuto per un'opposizione politica ma per un cambiamento. Solo adesso comincia la nostra nuova storia, radicalmente non sovietica; il cambiamento è avvenuto nella mentalità di milioni di persone.

 

Qual è stato l'apporto delle Chiese?