BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Esteri

UCRAINA/ L'equivoco anti-tedesco di chi guarda (solo) alla Polonia

Angela Merkel (Infophoto)Angela Merkel (Infophoto)

C'è molto di vero in questo (per inciso i tedeschi potrebbero dire la stessa cosa di Breslavia o di Stettino, ma si guardano bene dal farlo), ma la cosa non può certo ben disporre gli ucraini occidentali che, infatti, sono non poco diffidenti circa il ruolo di Varsavia.  Sappiamo quanto queste situazioni siano frutto delle tragedie della storia e delle ideologie totalitarie, ma proprio questo dovrebbe indurre a maggiore prudenza. A complicare le cose ci sono un paio di recenti decisioni dei governi succedutisi alla guida della Polonia, come quella di permettere alla Nato di schierare dei missili strategici al confine orientale del Paese, che, oltre che irritare inutilmente Mosca, sono, forse, il segno di una certa ingenuità nazionalistica, purtroppo ricorrente nella storia di questa grande nazione.

Il punto dolente, peraltro, sta nell'affermazione di Ronza, secondo cui l'attuale Ue è «in sostanza nella mani della Germania» e, proprio per questo, è inadatta a gestire la crisi. Ciò è parzialmente vero, nel senso la Germania sta facendo il più possibile i propri interessi economico-finanziari, come fa e farebbe qualunque Stato, sia pure a sovranità limitata, quale è la Germania e quale è anche l'Italia. Il punto di forza della Germania, in una partita europea che è eterodiretta da forze transnazionali che fanno riferimento più a New York e a Londra che a Berlino, è che la Germania sa almeno quali sono i propri interessi economico-finanziari. L'Italia, invece, è spaccata tra interessi diversi e divergenti: quelli della realtà economico-industriale delle regioni del Nord, quella della casta parassitaria che si identifica con la Capitale e quelle di un certo, innegabile, parassitismo del Sud. Ogni partita giocata dall'Italia non può che scontentare qualcuno, mentre, di certo, non si può accusare la Germania di avere una burocrazia e un sistema fiscale ancora funzionanti e, soprattutto, funzionali alla propria crescita. 

Non è nemmeno colpa della Germania se l'Italia ha una casta di boiardi strapagati e inutili, il cui unico obiettivo politico è il mantenimento del proprio status. Non è qualunquismo ricordare che l'ambasciatore italiano a Berlino è più pagato della cancelliera Merkel o che i costi della politica italiana sono mediamente il doppio di quelli tedeschi. Né si tratta di una divagazione dal tema, dal momento che il sentimento antitedesco, oggi cavalcato in Italia da molte parti politiche, ha tutta l'aria di essere il classico distrattore dai veri problemi di un Paese allo sfascio. È una vecchia strategia, quella di cercare il nemico "esterno", per non affrontare il nemico interno. È un modo per nascondere il problema. Se l'Italia non è capace di fare le riforme, la colpa non è della Germania. E se l'Italia non fa le riforme è destinata a rimanere debole rispetto a tutto ciò che si muove in Europa e nel mondo.