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UCRAINA/ L'equivoco anti-tedesco di chi guarda (solo) alla Polonia

Angela Merkel (Infophoto) Angela Merkel (Infophoto)

Quanto alla pretesa di trapiantare il modello solidale (per farci capire quello esistente in Italia tra Nord e Sud), a nessuno piace pagare i debiti altrui, nemmeno ai tedeschi e, se lo potessero, anche i lombardi, i veneti, gli emiliani farebbero a meno di continuare a foraggiare gli sprechi di altre regioni. No, la Germania non sta conquistando l'Europa palmo a palmo, facendo rollare i tassi di interesse, invece che i panzer con la croce uncinata. Neppure se lo volesse, la Germania sarebbe in grado di farlo. Settant'anni di federalismo, ben riuscito, e di denazificazione, a senso unico, vi hanno prodotto una mentalità dominante del tutto scevra da disegni egemonici, quanto meno di carattere politico. Il federalismo vi ha insegnato il senso di responsabilità e la preminenza dei temi pratici su quelli ideologici. La denazificazione, partita con la migliore delle intenzioni, vi ha invece prodotto il dominio di una cultura della subalternità, marcata dai temi cari alla sinistra chic, come il multiculturalismo, la rivoluzione sessuale e un certo ambientalismo di maniera. 

Pochi paesi in Europa sono così "politicamente corretti" come la Germania, e persino l'esistenza di talune frange radicali, di destra e di sinistra, non fa che confermare il moderatismo di questa linea di forza, pienamente condivisa da tutti i partiti di governo che si sono, sinora, alternati alla sua guida dalla fine della seconda guerra mondiale.  

La Germania non può "culturalmente" esercitare alcuna egemonia politica proprio in forza di questo a-priori o, per dirla con la felice espressione di Thorstern Hinz, della «psicologia della disfatta» che la domina. 

Se oggi in Germania si moltiplicano le voci critiche nei confronti del modello Euro non è per improbabili disegni di conquista, ma per due concretissimi ordini di ragioni. La prima, facilmente comprensibile, sta nel tentativo di tutelare il proprio benessere e, certamente, anche i propri interessi, come fa chiunque sotto il sole. La seconda, espressa con la civiltà dei ricorsi alle debite sedi giudiziarie a tutela della propria sovranità nazionale, sta nel timore di perdere quella libertà e quella sovranità che il Paese ha conosciuto dopo la fine della dittatura nazionalsocialista e, in alcune sue parti, solo dopo il crollo del comunismo.

 Anche ai tedeschi non piace affatto un'Unione europea che assomiglia sempre più all'Unione sovietica. Paradossalmente, e lo scrivo un po' come una provocazione, l'Europa di oggi ha bisogno di più, non di meno, Germania, ma di una Germania consapevole del proprio ruolo storico e spirituale, cosa che, ahimè, è molto lontana dalla realtà attuale. O, per dirla con un altro paradosso, che varrà la pena di chiarire in altro momento, ci vorrebbe una Berlino più capace di essere quello che è stata la Vienna della Mitteleuropa.

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