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COREA DEL NORD/ Credevo che Kim Jong-il fosse Dio e che potesse leggere i miei pensieri: la sopravvissuta ai lager

Pubblicazione:giovedì 10 aprile 2014

Foto InfoPhoto Foto InfoPhoto

Drammatica testimonianza di una giovane fuggita dalla Corea del Nord, oggi ventenne, praticamente cresciuta in un campo di rieducazione, che poi in quel paese sono dei veri lager. La ragazza, Yeonmi Park, è riuscita a fuggire qualche anno fa con la madre in Cina, quindi ha incontrato dei missionari che si sono offerti di aiutarle a trasferirsi in Corea del sud. Lei e la sua famiglia furono imprigionati in un lager dopo che il padre, un ufficiale governativo, era stato arrestato con l'accusa di contrabbandare metalli in Cina. Come succede in Corea del nord, insieme a lui fu deportata nel lager tutta la famiglia anche se del tutto estranea alle accuse. La giovane ha raccontato le miserabili condizioni di vita: pochissimo cibo, niente illuminazione, niente trasporti, ma soprattutto il lavaggio del cervello subito 24 ore al giorno sette giorni su sette tanto che, ha detto, era convinta che Kim Jong-il, padre dell'attuale dittatore nordcoreano, fosse realmente Dio. Aveva anche paura a pensare perché convinta che fosse in grado di leggere i suoi pensieri. Oltre alla rieducazione forzata di questo tipo, il suo tempo era speso unicamente per studiare e lavorare. Una volta venne anche costretta ad assistere alla esecuzione a morte della madre di una sua compagna di classe. Anche una volta fuggita dalla Corea de nord, per molto tempo ha continuato a credere nella divinità del dittatore e a non fidarsi di nulla di quello che le veniva detto nella nuova vita libera. "Non ero un essere umano, ero stata creata per lavorare per il regime, se ci avessero ordinato di morire, saremmo morti. Mi ci sono voluti tre anni per recuperare la mia libertà di pensiero" ha detto. 

 



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