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DIARIO ARGENTINA/ La nuova "spallata" alla Kirchner in un Paese strozzato dalla crisi

Pubblicazione:sabato 12 aprile 2014

Cristina Kirchner (Infophoto) Cristina Kirchner (Infophoto)

Governo che ormai conta solo sull’appoggio quasi imposto da parte di chi è impiegato nello Stato e vede la sua situazione seriamente compromessa in caso di un cambio radicale, del mondo intellettuale foraggiato con ampie elargizioni e con l’ovvia partecipazione di organizzazioni filogovernative sui diritti umani, anche loro cooptate con lucrosi finanziamenti e coinvolte in scandali che hanno dimostrato il loro uso effettuato dal potere, riducendosi a scudo mediatico atto a coprire le varie malefatte governative.

Durante la conferenza stampa dei leader sindacali che si è appena conclusa, tutto quanto fino a qui scritto è stato ribadito addirittura con veemenza, sottolineando che il messaggio forte dello sciopero generale è per la Presidente Cristina Fernandez de Kirchner, ma anche rendendosi disponibili al dialogo, facendo capire che la manifestazione potrebbe non essere replicata. Chissà cosa penserebbe l’ex Presidente Alfonsin, scomparso 5 anni fa, l’uomo politico che ereditò un Paese da una dittatura militare e fece di tutto per portarlo a vivere una democrazia vera anche attraverso misure economiche atte a svilupparlo: incontrò una forte opposizione delle organizzazioni sindacali (che in Argentina sono di matrice peronista), che con ben 14 scioperi generali costrinsero il dirigente radicale a rassegnare le dimissioni e consegnarono il Paese nelle mani del peronista Menem, che fece tutto il contrario di quanto promesso (ancora una volta la storia pare ripetersi), portando l’Argentina verso una deriva neoliberista che terminò con l’infausta crisi del 2001.

Di certo la favola kirchnerista della “Decada ganada” è l’ennesimo prodotto peronista che, come i precedenti, hanno portato l’Argentina a crisi devastatrici dalle quali ha potuto riprendersi solo grazie alla sua produzione agricola e alla carne, settori che il kirchnerismo è riuscito a mettere in crisi negli ultimi cinque anni, nonostante una situazione economica mondiale estremamente favorevole al loro sviluppo.

Quando le organizzazioni sindacali riusciranno ad aprirsi verso un dialogo politico serio che includa anche settori non aderenti al peronismo, allora il Paese avrà compiuto un passo decisivo verso quel cambio che pare essere l’unica soluzione in grado di garantire uno sviluppo e la fine delle crisi decennali che lo investono.



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