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Esteri

DIARIO ARGENTINA/ La nuova "spallata" alla Kirchner in un Paese strozzato dalla crisi

In Argentina le principali organizzazioni sindacali hanno proclamato uno sciopero generale che sta avendo un effetto paralizzante. Il commento di ARTURO ILLIA

Cristina Kirchner (Infophoto)Cristina Kirchner (Infophoto)

E così l’Argentina si è stufata e ha deciso di reagire a una situazione che la sta portando verso una crisi (l’ennesima), ma soprattutto a una rottura del patto sociale che è già in atto. La favola della “Decada ganada” si scontra quotidianamente con una realtà dove ormai si è arrivati a una disgregazione totale, frutto non solo del fallimento delle assurde politiche governative che era largamente prevedibile, ma all’esplosione di quella cultura dell’odio, tanto cara al kirchnerismo che, nel suo assolutismo giacobino, ha trasformato il Paese, per esempio, in un “Far West” totale dal punto di vista della sicurezza. Continuano e si moltiplicano i linciaggi di ladri da parte della gente comune che ormai non fanno più notizia, come la violenza di bande armate che controllano interi quartieri, non solo periferici, come il potere del narcotraffico che ormai si è installato stabilmente in Argentina.

Le principali organizzazioni sindacali hanno così proclamato uno sciopero generale che sta avendo un effetto paralizzante: le strade di Buenos Aires, come quelle di tutto il Paese, sono deserte, sono garantite solo le attività essenziali e, nonostante gruppi di estrema sinistra abbiano organizzato blocchi stradali per impedire alla gente di recarsi al lavoro, il fatto di per sé risulta marginale e la manovra viene stigmatizzata e ingigantita da un Governo che ormai ricorre alle scuse più fantasiose per coprire il suo fallimento. Il suo portavoce, Capitanich, stigmatizza i blocchi sottolineando che, non fosse per essi, lo sciopero sarebbe fallito, mostrando un atteggiamento a dir poco ridicolo per due ragioni. La prima è che il Governo nega l’evidenza, come sempre, dato che i picchetti, lo ripetiamo, sono risultati totalmente superflui al successo dello sciopero. La seconda è che l’arma dei blocchi è stata sempre sostenuta dal potere kirchnerista come un sacro diritto di espressione popolare, al punto da portare in Parlamento un elemento come il “deputato” Luis D’Elia, grande protagonista di questo tipo di manifestazioni e di altre forme meno “democratiche” di protesta.

L’inflazione, unita alla grave situazione economica in cui versa l’Argentina, ha portato alla necessità di un sostanziale adeguamento salariale da parte di molte categorie di lavoratori, alcune delle quali godono di stipendi da fame sui quali grava un’imposizione fiscale enorme, mai vista. Ma è la situazione generale, con politiche economiche che hanno strozzato l’economia e aumentato un livello di disoccupazione impensabile anni fa, a creare i maggiori problemi che hanno portato le organizzazioni sindacali a opporsi fermamente a un potere politico che li aveva cooptati anni fa attraverso la figura “carismatica” di Nestor Kirchner e il suo mare di promesse incompiute già sotto la sua presidenza e aggravatesi fino ad arrivare all’estremo opposto raggiunto nella gestione di Cristina, provocando una frattura ormai insanabile non solo con le organizzazioni sindacali ma con la società intera.