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DIARIO USA/ Tassare i ricchi o le scuole, il dilemma di Di Blasio "divide" New York

Pubblicazione:lunedì 14 aprile 2014

New York (infophoto) New York (infophoto)

Prime vittime sacrificali di questa bonifica – abbondantemente annunciate in campagna elettorale – "i ricchi" e le "Charter Schools". Sui "ricchi" la pensata è molto semplice: li tassiamo un po' di più, che tanto non se ne accorgono neanche, e con quei soldi offriamo più asili nido, cosi le mamme possono andare a lavorare senza spendere tutto in baby sitters. Attenzione invece alla questione delle "Charter Schools". Sulla stampa italiana spesso le trovo assimilate alle scuole private/libere. Non è così. Le Charter sono scuole gestite da gruppi di genitori, ma finanziate da soldi pubblici. Secondo alcuni in questo modo la città offre un serivizio migliore di quello pubblico, e certamente spende meno.

Le scuole private invece sono proprio autonome, libere: né esse ricevono fondi pubblici, né le famiglie possono portarne i costi in detrazione fiscale. In questi anni di crisi le Charter sono andate aumentando, le scuole libere soffrono. Di Blasio sta cercando di barcamenarsi in questa palude. Strada difficile quella del sindaco, che in questi ultimi giorni si è fatto due nemici ed un "possibile alleato". 

Il primo nemico sono ovviamente i ricchi che non hanno nessuna intenzione di pagare più tasse. Non solo. "I ricchi" sostengono anche con vigore le Charter Schools, esattamente come tutti i genitori (il secondo nemico) coinvolti nelle Charter, che non sono affatto ricchi. È una questione di libertà, e il fatto che un sindaco ci venga a dire quel che possiamo e non possiamo fare non piace. Il "possibile alleato" invece – inaspettato – è l'Arcidiocesi. Il cardinale Dolan si trova a dover chiudere scuole. Di Blasio – con un Comune privo di risorse – ha bisogno di strutture …che ne venga fuori un matrimonio?

Comunque sia, è un fatto che in questi vent'anni in cui mi sono ritrovato ad essere uno degli attori del "Se ce la fai lì, ce la puoi fare ovunque", mai avevo sentito tanti "forse è ora di andarsene". La grande mela è sempre stata un grande porto di mare, materialmente e figurativamente, ma sempre con una fisiologicità, una specie di legge naturale nel continuo via vai. Adesso le cose sembrano diverse. Sarà colpa dei danni fatti dai predecessori o paura dell'era Di Blasio? 



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COMMENTI
15/04/2014 - modello americano (antonio petrina)

Caro Riro il modello del risparmio senza deficit sembra farsi breccia nella terra del guru della finanza mondiale buffett e del- l'american dream di vivere cioè come uomini che LI LU abbracciò.