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IRAN/ I piani dell'Arabia Saudita "regalano" Obama agli ayatollah

Pubblicazione:martedì 15 aprile 2014 - Ultimo aggiornamento:martedì 15 aprile 2014, 8.36

Hassan Rouhani, presidente dell'Iran (Infophoto) Hassan Rouhani, presidente dell'Iran (Infophoto)

Ha fatto passi indietro rispetto al suo ruolo egemonico nel mondo arabo. Quello a cui si assiste è un gioco a dama in questo grande scacchiere in cui gli Usa devono tenere aperti canali con il mondo arabo, ma al tempo stesso riavvicinarsi a Teheran grazie ai segnali che vengono dal nuovo presidente iraniano. 

 

Il fatto che il governo americano abbia dato l'ok a un accordo commerciale della Boeing con Teheran, o anche l'accelerazione della produzione di shale oil, il petrolio ricavato con la trivellazione e la frantumazione dell'argilla, sembra indicare che gli Usa hanno anche forti interessi economici in questo loro riposizionamento diplomatico...

Probabilmente sì, visto che il principio generale che dice che "il denaro non puzza" è più valido che mai. Questi accordi commerciali dimostrano ancora una volta come la politica americana in questo frangente sia molto più pragmatica rispetto a quella dell'epoca Bush. E' poi da considerare che gli Usa stanno cercando di rendersi autonomi dal punto di vista energetico da tempo, con una apertura economica di questo genere si capiscono gli elementi in campo.

 

Pensando invece al Medio oriente, l'apertura con Teheran che conseguenze potrà avere?

Il riconoscimento di un ruolo centrale dell'Iran nella geografia internazionale è probabile che vada nella direzione di un rallentamento delle tensioni. Se gli Usa riescono a essere certi che l'Iran è un partner affidabile, anche la cosiddetta Mezzaluna sciita che dalla Siria attraverso l'Iraq arriva a Teheran potrebbe indebolirsi, tenendo conto che oggi essa costituisce una sorta di alternativa all'egemonia occidentale nell'area. 



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