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SCENARI/ Le otto mosse per salvare l'Europa dalle lobbies

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José Manuel Durão Barroso (Infophoto)  José Manuel Durão Barroso (Infophoto)

4 . Definire un’adeguata agenda comune

È importante, innanzitutto, mettersi d’accordo sull’obiettivo di questa “agenda” comune [ai paesi dell’Eurozona, ndr]. Visto che i pericoli che attendono l’Europa di oggi sono costituiti dalla guerra e dall’essere messa sotto controllo esterno, diciamo che l’obiettivo di questa “agenda” è quello di trovare un modo perché l’Europa mantenga la pace e conservi l’indipendenza. Per 60 anni abbiamo “venduto” l’Europa come garante della pace: è il momento di dimostrare che lo è sul serio. E gettar via domande standard del tipo “come garantire l’integrità dell’Ucraina?” e altre sciocchezze del genere. Se l’Europa non è in grado di garantire la propria [di unità, ndr], cosa potrebbe fare di utile per l’Ucraina? E inoltre, alla luce di quanto è già stato fatto, è per il momento assolutamente fuori dal gioco. Deve innanzitutto mettere ordine in casa propria!

5. Identificare un gruppo di Stati membri

Una vota stabilito il tema della discussione, dobbiamo chiederci chi è dovrebbe partecipare a questa posizione comune. Ovvero, quali possibilità sono in gioco?

I 28? l 28, ovvero l’Unione europea, innanzitutto. Questa Ue che è sempre stata in grado di parlare con una sola voce, e più che mai nello specifico caso dell’Ucraina! Macché, troppi, troppi interessi divergenti. Nei 28 ci sono anche piccoli paesi periferici, ex-satelliti dell’Unione sovietica. E allora è difficile, anche se abbastanza scusabile, far affidamento sulla loro obiettività nelle circostanze attuali (anche se le posizioni anti-russe sono in realtà molto più deboli di quanto la Commissione europea stia cercando di farci credere, con un obiettivo evidentemente strumentale). Com’è difficile, del resto, far affidamento sulla Gran Bretagna, un grande Paese, ma che in Europa non è che il fantoccio degli Stati Uniti (anche se il collegamento Uk-Ue si è notevolmente allentato negli ultimi anni: perdita di incisività, allontanamento dalle filosofie continentali, controllo del Paese da parte dei mercati finanziari). Arrivare a una posizione comune sulla questione ucraina è un esercizio acrobatico in cui è meglio non andare fuoristrada.

Il motore franco-tedesco? È un motore troppo debole, purtroppo, per far fronte alla violenza dell’attacco che l’Europa sta affrontando. Ed è anche illegittimo: come potrebbe mai, la posizione dei due paesi, essere imposta agli altri 26, che dovrebbero conseguentemente restare in posizione passiva? I due paesi - su questioni di medio termine un po’ meno importanti (come il rilancio dell’Europa, la protezione dei dati europei dalla Nsa, la difesa europea dopo il 2025, ecc.) - hanno recentemente cominciato a lavorar bene, ma non sembrano essere in grado di produrre molto su una questione urgente e gravissima come questa.

Le posizioni della Germania (soprattutto una Germania guidata da una tedesco-orientale), oltretutto, su tematiche come quella delle relazioni con la Russia, sono difficili da decifrare, poste come sono fra la forte interdipendenza energetico/commerciale e i vecchi riflessi anti-sovietici: quello della linea retta non sembra essere decisamente il percorso più breve. Si deve riconoscere, tuttavia, che la Merkel è l’unica leader ad aver cercato di prendere posizioni più equilibrate sia sulla questione ucraina che sui nostri rapporti con i russi (fatto, del resto, che le è valso un feroce attacco da parte dei media e, più ipocritamente, da parte delle istituzioni europee). Ma, dal lato francese, un Paese fondamentale per l’indipendenza del continente, siamo proprio fortemente delusi.

Stiamo cercando disperatamente di individuare quale sottile diplomazia sottostia, al di là dell’intelligenza del cittadino medio, alla posizione francese. Siamo stati capaci di vederla, in un qualche modo, al riguardo della Siria, ma questa volta… La posizione francese consiste solo in un affronto diplomatico gettato in faccia alla Russia (viaggio di François Hollande negli Stati Uniti il giorno dell’inaugurazione delle Olimpiadi di Sochi) e in una posizione marziale e intransigente riguardo Yanukovych e Putin. Detto questo, la pressione dei media riduce notevolmente lo spazio di manovra dei politici, ma quando un uomo [Hollande, ndr] è stato eletto leader politico, ha anche il dovere di sapersi liberare da trappole come questa, soprattutto in circostanze così gravi.

La coppia franco-tedesca, chiaramente, non sarà il motore per la realizzazione di un’agenda comune. Un gruppo di paesi volontari formato ad hoc per riportare la calma nel continente? Questa sarebbe una pista decisamente allettante, ma dobbiamo tornare al primo punto: tirar fuori una posizione comune dalla cacofonia dei 28 paesi? Scordiamocelo!


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