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SCENARI/ Le otto mosse per salvare l'Europa dalle lobbies

Pubblicazione:mercoledì 16 aprile 2014

José Manuel Durão Barroso (Infophoto) José Manuel Durão Barroso (Infophoto)

6. Chiedere una “Convenzione dei Capi di Stato dell’Eurozona per la Pace e l’Indipendenza Europea”

Continuando con il processo di eliminazione, non resta che una traccia: ancora una volta quella dell’Eurozona. Se per gli attacchi contro la moneta unica l’Eurozona costituisce l’ovvio e inevitabile interlocutore, sembra meno semplice - incredibilmente! - che possa esserlo anche su una questione geopolitica che ci riguarda direttamente. Innanzitutto l’Eurozona è, e continuerà a essere, un’entità composta dal “nocciolo duro” dei paesi fondatori. È priva della frangia europea “occidentale” e “occidentalizzata” (Gran Bretagna), mentre, al riguardo della frangia europea “orientale” e “anti-russa”, questa, seppur presente [nell’Eurozona, ndr], non è comunque troppo pesante.

I paesi più centrali hanno quindi la possibilità di affilare le loro argomentazioni, per rassicurarli sulla sicurezza della loro posizione, al confine con la zona d’influenza russa (gli argomenti sono numerosi e facili da trovare). La composizione dell’Eurozona, inoltre, è senz’altro rappresentativa delle diversità dell’Ue: può quindi generare un effetto-catena e guadagnarsi l’adesione (o quanto meno la passività) degli altri paesi membri. L’Eurozona, inoltre, ha a disposizione strumenti (costruiti durante la crisi dell’euro) che, seppur incompleti, sono comunque moderni ed efficaci. Fatto ancor più importante, la politicizzazione di questa nuova entità era già all’ordine del giorno, come rilevato dai “Manifesti” per l’unione politica dell’euro, dalle proposte per un Parlamento dell’Eurozona, e dalle altre idee innovative che sono apparse negli ultimi mesi. In ogni caso l’Europa è sempre stata costruita durante le crisi. Quella ucraina, pericolosa e disperata, è probabilmente anche ciò di cui l’Europa ha bisogno per superare finalmente quest’ultima difficile fase dell’unione politica.

Ancora un ultimo argomento: che l’Eurozona possa riuscire a parlare della crisi attuale con una sola voce non è una cosa certa, ma solo un debole barlume di speranza. L’Eurozona, però, non avrà davvero un’altra possibilità per esprimere una posizione comune sulla questione ucraina. Quello di cui abbiamo bisogno, quindi, è una “Convenzione dei Capi di Stato dell’Eurozona per la pace e l’indipendenza europea”, e dobbiamo convocarla in fretta! Resta un’ultima domanda: chi è che potrà richiedere questa “Convenzione”? Potrebbe essere la coppia franco-tedesca, ma abbiamo visto che, per ragioni che non sono mai state completamente chiarite, la sua capacità di leadership, al riguardo della crisi attuale, è stata completamente disinnescata.

7. Se questa “Convenzione” non può essere richiesta dagli Stati, può esserlo però da gruppi di pressione formati dai cittadini europei

Anche in questo caso, in realtà, non stiamo facendo che un test sulla vitalità di un principio dello stile europeo: spetta probabilmente ai cittadini europei, attraverso la creazione di un gruppo che rappresentati le organizzazioni della società civile, chiedere questa “Convenzione”, o addirittura convocarla essi stessi.

Ma la partita è ben lontana dall’essere vinta. L’apparato politico e democratico europeo, in effetti, si è notevolmente indebolito: i “colpi di stato” che ci son stati in Europa non preoccupano più nessuno (Renzi in Italia), i paesi possono vivere anche senza un Governo (senza per questo causare problemi, come in Belgio), giovani di 29 anni d’età sono stati nominati ministro degli Affari Esteri, senza che nessuno ci abbia visto qualcosa che non andava (Austria). I governi, inoltre, stanno deragliando al riguardo delle questioni dello “stato di diritto” - Spagna, Regno Unito, Ungheria... Alcuni paesi danno l’impressione che la politica nazionale possa ancora contare qualcosa, perché hanno un seggio negli organismi internazionali (Regno Unito, Francia, Germania), ma in realtà, invece di servire l’indipendenza dei propri paesi e i gruppi sovranazionali che dovrebbero rappresentare, occupando questi sedie non fanno che accettare la sudditanza verso il più forte.

Lo scollamento tra la politica (nazionale) e gli strumenti del potere (europeo) ha indebolito i nostri Governi per più di due decenni. Questi, una volta eletti, perdono tutto il sostegno popolare, perché non riescono ad attuare quei cambiamenti politici e sociali che, seppur richiesti dalla maggioranza, sono bloccati da minoranze ultra-attive (la Francia, naturalmente, ma non è il solo esempio). L’ultima crisi [quella ucraina, ndr], infine, ha ulteriormente indebolito a livello politico sia i governi nazionali che quello europeo.

In breve, è il momento di porre fine alla divisione politica dei paesi europei i cui Governi, separatamente, non servono ad alcuno scopo. È solo andando a completare l’obiettivo iniziale della costruzione europea, al cui riguardo si sono impegnati i grandi e lungimiranti politici europei del dopoguerra (vale a dire organizzando la loro unione politica), che i cittadini europei potranno prendere il controllo del loro destino.


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