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Esteri

UCRAINA / Il nuovo piano di Putin per prendersi il paese

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Questa domanda evidenzia come la Crimea  e le regioni orientali siano due contesti diversi.

 

Ci spieghi la differenza.

In Crimea c'era una marcata maggioranza russofona che era a favore del ritorno a Mosca. Se i russi poi si sono mossi con tale rapidità e determinazione è perché in Crimea dovevano salvaguardare in modo rapido degli assetti militari strategici fondamentali per la Russia. Ad esempio senza la base di Sebastopoli si sarebbero trovati a rinunciare alle loro proiezioni egemoniche e politiche nel Mediterraneo.

 

Nelle regioni orientali invece?

Le regioni orientali dal punto di vista geografico sono molto più estese e per il Cremlino sarebbe molto più dispendioso utilizzare forze e risorse economiche per fare ciò che è stato fatto in Crimea, ma soprattutto la parte filorussa non è maggioritaria come lo era in Crimea.

 

Cosa farà allora Putin?

Userà questa minaccia molto fluida per  convincere gli ucraini a tornare al Cremino. I russi aspetteranno che i toni del dibattito raggiungano una tale criticità da rendere necessario l'intervento non necessariamente militare, ma politico ed economico.

 

Cosa significherebbe?

I russi possono sfruttare più leve per convincere la popolazione. Basti pensare che in Crimea i militari ucraini sono passati sotto bandiera russa convinti non solo dal fattore identitario, quanto piuttosto dagli stipendi e dalle migliori condizioni economiche che la federazione russa offriva.

 

Putin continua a parlare di possibile guerra civile, sappiamo che agenti russi si trovano già nelle regioni orientali. Quanto Mosca sta provocando lo scontro?

Indubbiamente in questo momento in quelle regioni sono presenti gruppi appartenenti alle forze armate russe che aiutano e fanno opera sia a livello politico che operativo di sostegno ai separatisti. Però ricordiamo che i russi non hanno creato a tavolino un sentimento che invece esiste, al massimo sostengono un fenomeno politico che in quelle regioni gioca a loro favore.

 

Lei crede che lo scontro armato fratricida sarà inevitabile?

La guerra è imponderabile. Sicuramente davanti a una radicalizzazione dello scontro e del dibattito una crescente militarizzazione di ampi settori già in atto è destinata ad aumentare. In questi giorni ci sono stati sabotaggi, sequestri di interi arsenali da parte delle milizie locali. Qualora reparti militari di Kiev si trovassero a creare una escalation non si può escluder uno scontro più violento e su scala maggiore.

 

La Nato a quel punto cosa farà?

La Nato è davanti a un bivio dettato da due fattori, uno giuridico e uno politico. Lo stesso atto fondativo della Nato è quello di una alleanza difensiva qualora un paese membro sia attaccato, altrimenti non potrebbe attivarsi alcun meccanismo di intervento per difendere un paese come l'Ucraina che non ne fa parte. Dal punto di vista politico ci sono molte pressioni da parte di Kiev di prendere una posizione forte per arginare il Cremlino, ma bisognerà vedere quanto gli Usa, che sono un paese cardine dell'alleanza, siano realmente disposti a fare questo.

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