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Esteri

GEO-FINANZA/ Il futuro dell'Ue tra toro, panda e orso

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In sintesi, il dossier diplomatico del panda si può riassumere così: a) un’Europa più integrata nel quadro di un accordo di libero scambio con la Cina è la garanzia per lo “sviluppo armonioso” di entrambi; b) solo il rispetto della Carta dell’Onu può garantire pace e prosperità alle nazioni del mondo.

Infine, la diplomazia dell’orso era già chiarissima al summit Ue-Russia del 28 gennaio 2014. Le rivolte di Kiev, alle quali nel novembre 2013 aveva incautamente partecipato anche Catherine Ashton, sono da sempre state percepite da Mosca come una macchinazione Ue-Usa che, tramite una schiera di Organizzazioni non governative e della società civile, hanno creato e sostenuto gli scontri anti-governativi. Gli stessi sospetti sono ascritti alle rivoluzioni arancioni del 2004. Piaccia o meno questo è come la Russia ha percepito questi fatti. Se a questo si aggiunge la miope visione strategica dell’Ue che non è stata capace di aprire un vero negoziato bilaterale Ue-Russia per l’integrazione dei due mercati, tutti gli eventi recenti messi in atto dalla strategia diplomatica dell’orso sono assolutamente logici.

Nel corso di questo decennio di errori bilaterali e reciproci, la Russia ha tenuto una posizione “fredda” rispetto all’Ue e all’Ucraina. Fatta eccezione per la non-guerra relativa alla situazione della Crimea, per il resto la Russia è convinta che non debba fare alcunché. Solo aspettare che il pasticcio interno alla frammentata politica ucraina arrivi al punto del collasso. Questo spiega la logicità della telefonata di Putin a Obama, e il corollario di aver praticamente ignorato l’Ue. A questo stadio la sola scelta utile per la Russia, ma anche per gli Usa e la Germania, è di accettare lo stato della cose e negoziare perché vi sia un processo, che si annuncia lungo e tumultuoso, di riforma costituzionale dell’Ucraina nel senso di una federazione allentata delle sue tre o quattro entità territoriali, etniche e linguistiche. Resta però evidente la cocente sconfitta diplomatica e politica dell’Ue.

In sintesi, il dossier diplomatico dell’orso si può riassumere così: a) le questioni importanti non si discutono a Bruxelles ma a Washington; b) il mercato europeo resta importante solo se accetta di concludere un accordo di libero scambio con l’unione eurasiatica, ma a termine può essere sostituito.

A questo punto sarebbe auspicabile che, mentre l’Ue ormai spompata e a fine mandato continui il ballo con il toro, il panda e l’orso, siano invece quattro paesi a costituire una cooperazione rafforzata per la loro gestione in chiave strategica. Riusciranno l’Italia, la Francia, la Germania e il Regno Unito, per una volta, a fare da soli? Oppure aspettano, come sempre, che il toro l’incorni? Sarebbe molto interessante che Renzi e i suoi ministri battessero un colpo su queste non secondarie questioni.

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