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DIARIO BURUNDI/ Nel dolore della piccola Christine, il senso della Pasqua

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All'omelia, commentando il vangelo del giorno, Matteo 8, quando dice "chi vuol salvare la propria vita la perderà, ma chi perde la propria vita la salverà", ha commentato citando l'omelia di Ratzinger, dicendo che don Giussani veramente non ha guardato la propria vita, ma l'ha data, poi ancora ha attraversato la valle oscura e l'ultimo periodo della malattia. Alle intenzioni, ricordando che avevo letto che Scola nell'omelia in Duomo aveva ringraziato e lodato Dio per la nostra presenza nel mondo, ho iniziato ringraziando Dio e la comunità parrocchiale perché quest'anno per la prima volta anche in Burundi possiamo celebrare l'anniversario del Giuss e di Cl. 

Alla fine della messa dopo la benedizione il celebrante ha ancora ricordato Cl e ci ha augurato buona festa. Dopo la messa lo abbiamo ringraziato, intanto erano arrivate Benedetta; Nadine, studente infermiera che era stata con noi a Kampala alla giornata di inizio anno con Carrón, Sr. Alice, anche lei studente infermiera, che ha fatto il tirocinio in pediatria e le tre sorelle della Misericordia con cui lavoriamo in Ospedale. Poi Sr. Giliapia, Sr. Bruna e Sr. Costancia hanno invitato Benedetta e me a casa loro a prendere il tè con i biscotti che avevano appena fatto "per festeggiare". Le prime tre settimane di marzo sono stata impegnata con il corso di Pediatria e Neonatologia all'Istituto Universitario di Scienze Infermieristiche, ultimo anno. Il preavviso è stato di due giorni. Non è stato semplice. Non essendo abituata a insegnare sistematicamente, non mi ero resa conto di quale impegno comportasse e d'impeto avevo detto che ero disposta e mi interessava.

Avevo delle lezioni e corsi fatti a Lagos, ma in inglese, qui serve il francese, i protocolli a volte un po' diversi, poi degli argomenti un po' nuovi e soprattutto il desiderio che attraverso le lezioni gli studenti potessero incontrare un affronto della realtà totale ed un amore al loro lavoro ed al malato da servire. Così al mattino avevo la scuola, e usavo il pomeriggio e la notte per preparare le lezioni, cercando in internet articoli in francese (i francesi proprio non mi piacciono!) e Google traduttore per gli accenti e varie, stando attenta che il traduttore non traduca una cosa per un'altra… Ho detto al direttore dell'ospedale che non riuscivo a venire lavorare, ed è stato d'accordo di lasciarmi andare ad insegnare. 

Insegnare mi piace molto ed è una grande occasione di rapporto e di provocazione al senso delle cose. Loro non sono abituati a ragionare, non hanno libri, internet c'è, ma non sempre funziona, non sono molto agili, quindi a lezione copiano le diapositive, non riescono a seguire quello che dici, allora io mettevo molte immagini e parlavo, poi facevo domande ed il giorno successivo si doveva fare il punto sulle cose dette. Vedremo all'esame (che devo ancora preparare!). 

Con Benedetta, per la sua tesi, abbiamo appena finito una serie di piccoli corsi, tutti per migliorare l'assistenza al neonato in sala parto, cose semplici, ma rivoluzionarie, a piccoli gruppi per gli studenti infermieri che stanno facendo il tirocinio in ospedale e per il personale della maternità e neonatologia. L'ultimo corso, molto pratico: "Aider les Bébés à Respirer, la minute d'ore", il primo minuto della vita, con i bambolotti e l'ambo per ventilare. Sono venuti anche due medici e gli anestesisti.