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Esteri

ISLAM/ Cosa insegna il perdono di una donna a un regime sanguinario?

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Quando si va in una tv di Stato, come è capitato a me, e ci viene chiesto con premura di non parlare di musulmani e di pericolo estremismo in Italia, si capiscono molte cose. Se non disturbano gli estremisti che infibulano o segregano, figuriamoci se possono arrecare disturbo un migliaio di ragazzini impiccati a Teheran.

Se non disturba la volontà di una parte politica ben precisa di costruire per forza una moschea in una grande città italiana, non può certo disturbare il pensiero che in Iran il tasso di tossicodipendenza aumenti in maniera esponenziale, spinto a velocità folle dalla depressione dilagante fra i giovani. 

Del resto l'Europa ha una responsabilità clamorosa in tutto questo, identificabile nella libertà che venne concessa in Francia allo stesso Khomeini di guidare a distanza la rivoluzione del 1979, che portò all'Iran come lo conosciamo oggi. Dunque, di che stupirsi del silenzio di questi anni. Ci hanno provato anche con i paesi arabi, con la falsa primavera andata male e volevano farci credere che le cose sarebbero migliorate, quando si avviavano, in mano agli estremisti al potere, verso il baratro. 

La speranza, per l'Iran come per il Nordafrica, è dell'esplosione di un rinnovato illuminismo della libertà e dell'espressione del pensiero, della rinascita del sentimento di Averroè e della sua rivoluzionaria portata salvifica. Ma fino a quel momento sarà sempre buio, sarà sempre una madre che salva un giovane mentre nello stesso momento altri mille ne muoiono senza luci della ribalta che ne illuminino l'estremo sacrificio.

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COMMENTI
21/04/2014 - Un gesto bellissimo (Giuseppe Crippa)

Uno stato che nel suo ordinamento penale prevede l’immediata commutazione della pena di morte se interviene il perdono della parte lesa è – a mio avviso – molto meno barbaro di quanto pensi la signora Sbai. Il gesto di questa madre ha avuto una rilevanza mediatica importante ma nessun giornalista – ed anche la Sbai lo è - si è preso la briga di accertare quanto il perdono sia frequente in quel paese. Magari si scoprirebbe che fatti del genere capitano più spesso che non nella nostra Italia che ha vissuto quasi due millenni di cristianesimo ma nella quale non si rinuncia mai ad una richiesta di risarcimento danni. Questa mia non è una difesa dei regimi basati sulla shari'a e men che meno della pena di morte, ma una reazione ad un articolo che usa a pretesto un gesto bellissimo per attaccare un regime che pur essendo esecrabile ai nostri occhi per molti aspetti è espressione della cultura, della storia e della religione maggioritaria del popolo persiano.