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ISLAM/ Cosa insegna il perdono di una donna a un regime sanguinario?

Pubblicazione:lunedì 21 aprile 2014

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La scena può essere considerata, a suo modo, storica. Vedere una madre disperata, che sale sul patibolo per perdonare l'assassino del figlio che sta per essere impiccato in piazza, non è cosa da tutti i giorni. Soprattutto in Iran. Il ragazzo viene liberato, quando ha già la corda al collo, seguendo la consuetudine del pagamento in denaro, che il padre devolve ad una scuola calcio iraniana. Ma la presenza delle telecamere, che immortalano un gesto isolato in un mare di oppressione e di sofferenze disumane, non può e non deve far dimenticare che di scene che finiscono diversamente, in Iran, se ne vedono centinaia al giorno.

Ai danni non solo di criminali incalliti, bensì anche di giovani e giovanissimi che penzolano da una forca magari per aver rubato una mela o infranto una delle "regole" che il regime di Teheran impone. E a cui è obbligatorio sottostare, per non finire male. Può dunque un'immagine come quella che abbiamo visto in questi giorni, e che sta riempiendo web e tv, farci distogliere lo sguardo dal male che gli iraniani debbono sopportare? Oppure dobbiamo riflettere ancora più a fondo su cosa sarebbe successo se quella donna non fosse salita sul patibolo e non avesse dato quello schiaffo "salvifico" a chi aveva ucciso suo figlio in una rissa? In Iran si muore ogni giorno, questo non si può e non si deve dimenticare mai. Anche di fronte ad un atto di estrema "pietas" come quello di cui parliamo e che non è la regola, bensì un'eccezione di cui avevamo dimenticato anche il significato.

Non possiamo continuare a ignorare il fatto che dalla dipartita di Ahmadinejad non è cambiato nulla, come non cambiò quando morì Khomeini e come non cambierà mai finché l'Iran sarà sotto il tallone di una mentalità estrema e integralista, capace di schiacciare ogni libertà e ogni pensiero; la morte, l'oppressione e la paura sono compagni costanti nella vita degli iraniani che vivono, grazie alla beata ignoranza del mondo circostante, imbavagliati fin nella mente e nello spirito. Una popolazione che non ha mai dimenticato la sua provenienza persiana, lo splendore di una cultura tra le più meravigliose dell'antichità e fra le più evolute, la cui grandiosità permeava tutto il quadrante mediorientale, fino all'arrivo delle ombre e del buio che storicamente ha avvolto tutta l'area. Dando vita alla polveriera che conosciamo.

Quella mamma non sa che l'Occidente ha visto e dopo un secondo ha cambiato canale, preso com'è nei suoi traffici con i paesi che dell'integralismo, dell'infamia globalizzata dell'estremismo, fanno uno strumento di scambio. Di potere contrattuale, sempre vincente. Tanto insuperabile, quando colorato del verde del soldi, da divenire tollerato anche nei paesi europei, che barattano risorse e denari con la libertà di donne, intellettuali e fasce più deboli.


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COMMENTI
21/04/2014 - Un gesto bellissimo (Giuseppe Crippa)

Uno stato che nel suo ordinamento penale prevede l’immediata commutazione della pena di morte se interviene il perdono della parte lesa è – a mio avviso – molto meno barbaro di quanto pensi la signora Sbai. Il gesto di questa madre ha avuto una rilevanza mediatica importante ma nessun giornalista – ed anche la Sbai lo è - si è preso la briga di accertare quanto il perdono sia frequente in quel paese. Magari si scoprirebbe che fatti del genere capitano più spesso che non nella nostra Italia che ha vissuto quasi due millenni di cristianesimo ma nella quale non si rinuncia mai ad una richiesta di risarcimento danni. Questa mia non è una difesa dei regimi basati sulla shari'a e men che meno della pena di morte, ma una reazione ad un articolo che usa a pretesto un gesto bellissimo per attaccare un regime che pur essendo esecrabile ai nostri occhi per molti aspetti è espressione della cultura, della storia e della religione maggioritaria del popolo persiano.