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IL CASO/ Buttiglione: la Gran Bretagna cristiana? Bravo Cameron, ha risvegliato i "moribondi"

Pubblicazione:mercoledì 23 aprile 2014

David Cameron (Infophoto) David Cameron (Infophoto)

La Gran Bretagna? “Paese cristiano”, parola di David Cameron. L’uscita del primo ministro inglese ha scatenato il malcontento di scrittori, accademici e giornalisti, in nome dell’unità sociale, minata secondo loro da tale esternazione; in una lettera aperta pubblicata sul Daily Telegraph e sostenuta da più di 50 firmatari, si è parlato, infatti, di un messaggio che alimenta divisione e alienazioni nella società. L’uscita di Cameron è avvenuta in occasione di un intervento sulla pubblicazione Curch Times poco prima della Pasqua, in cui il premier ha scritto: “Credo che dovremmo essere più sicuri del fatto che siamo un Paese cristiano”. Andiamo alle radici della diatriba con Rocco Buttiglione, onorevole (cristiano cattolico) di Per l’Italia, che dice: “C’è un divieto di porre domande fondamentali, come se l’unica cosa importante sia il fatto che l’economia giri. La religione è ormai considerata una cosa oscena, di cui è proibito parlarne. Cameron ha rotto questo tabù”.

 

David Cameron è finito nella bufera per aver detto che la Gran Bretagna è un Paese cristiano. È davvero così?

Sì che è così, e lo dice la sua storia. La cultura inglese e britannica è fatta da secoli e secoli di cristianesimo.

 

Perché ha detto una cosa del genere? È un messaggio a qualcuno in particolare?

A me sembra un tentativo coraggioso di tornare a fare i conti con la realtà: se non siamo cristiani, cosa siamo? Oggi c’è stanchezza, fatica e una perdita d’identità, che non si è più capaci di capire, rinnovare e ritrovare. Ma non si può evitare il confronto con la propria tradizione; è come un giovane che non vuole fare i conti con la famiglia da cui viene, che ti rimane dentro. L’Occidente sta morendo di una nevrosi che rifiuta di guardare alle proprie origini.

 

L’uscita del primo ministro britannico è stata fortemente criticata da scrittori, accademici e giornalisti in quanto rischia di alimentare le divisioni sociali.

Mi pare che sia un’ipocrisia enorme: la società è forse unita? La società in cui noi viviamo – e non solo ovviamente quella britannica – ha a fortemente bisogno di interrogarsi su se stessa. C’è un divieto di porre domande fondamentali, come se l’unica cosa importante sia il fatto che l’economia giri: se l’economia va allora non ci sono altri problemi, ma non è così. La religione è ormai considerata una cosa oscena, di cui è proibito parlare. Ma, così facendo, smettendo di farci domande sulla vita, forse finisce la religione stessa?

 

Ovviamente no.

Quando si comprime qualcosa di fondamentale lo si corrompe. Il bisogno religioso compresso diventa corrotto...

 

Perché è una dichiarazione scomoda, che da fastidio, nel Regno Unito? 


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COMMENTI
23/04/2014 - Ma ci sono 50 intellettuali cristiani in UK? (Giuseppe Crippa)

Non mi ha tanto colpito l’esternazione di Cameron e neppure la lettera aperta dei 50 “intellettuali laici” preoccupati dalla minaccia alla “unità sociale” (ma cos’è ed esiste davvero?) degli inglesi quanto il fatto che non si siano trovati altrettanti o più "intellettuali cristiani" inglesi disposti a sottoscrivere una lettera – pacata e non polemica - di segno contrario. Possibile che non si trovino nel Regno Unito 50 cristiani (non importa se cattolici, anglicani oppure ortodossi, come dice bene Rocco Buttiglione) disposti a ribadire pubblicamente – mettendo quindi in gioco la loro immagine - che la storia del loro paese, così come la storia dell’intera Europa, è intrisa di cultura cristiana e che questo è vero fino ad oggi, senza soluzione di continuità?