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DIARIO ARGENTINA/ Il tracollo di un Paese ridotto a "Far West"

Gli episodi di linciaggio o uccisioni di delinquenti si moltiplicano in molte città dell’Argentina. Il Paese sembra essersi trasformato in un Far West, ci dice ARTURO ILLIA

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Ormai è una guerra dichiarata, visto che gli episodi di linciaggio o uccisioni di delinquenti si moltiplicano in molte città dell’Argentina. Recentemente in una sola giornata si sono registrati sei episodi nei quali autori di furti o assalti sono stati presi da gente comune e linciati. Spesso la polizia è intervenuta per salvare i delinquenti: in uno dei casi è arrivata appena in tempo dato che il ladro stava per essere impiccato. Un segnale davvero inquietante, ma altamente prevedibile in una situazione che da anni si sta sviluppando e che vede in primo piano l’assenza delle istituzioni, anzi spesso la loro complicità con la malavita organizzata e il narcotraffico.

Il tessuto sociale si è rotto, questa è l’amara conclusione di quella che dal Governo viene definita una “decade prosperosa”, che però si può vedere solo nel cortile della Casa Rosada, che durante i discorsi presidenziali si riempie di una moltitudine osannante formata da gruppi affini al potere politico. Basta recarsi fuori dallo storico edificio per vedere un’Argentina completamente diversa, dove l’inflazione marcia a livelli considerevoli, la povertà ha raggiunto un cittadino su quattro e l’insicurezza non risparmia nessun quartiere delle grandi città del Paese: di notte è poco affidabile circolare ed è davvero notevole la quantità di persone che dorme nelle strade. Ma basta entrare e conoscere la realtà nelle villas miserias, che ormai sono presenti pure nel centro di Buenos Aires, per capire quanto la situazione sia esplosiva: le condizioni di vita superano il limite della miseria, il paco, la micidiale droga che si ottiene dagli scarti della lavorazione della cocaina mischiati con efedrina, la fa da padrone e costituisce un’arma incredibile per reclutare minorenni e unirli in bande di delinquenti. Ma non solo, i lettori de Il Sussidiario conoscono pure la tratta di minori, già illustrata in un articolo precedente, e lo sviluppo della prostituzione minorile che arriva a vertici inimmaginabili.

In uno dei suoi discorsi a reti unificate la Presidente Cristina Fernandez de Kirchner ha commentato l’attuale situazione con la frase: “Quando qualcuno sente che la sua vita vale meno di due pesos per la società non si può pretendere che possa pensare che quella degli altri per lui valga di più”. Pensiero giustissimo, ma allora uno Stato che si rispetti dovrebbe combattere l’esclusione sociale con mezzi effettivi, non con piani di sovvenzioni che si riducono a elemosine tendenti a mantenere la povertà. Non con progetti che invece di costruire case che aiutino a eliminare le villas si riducono a gigantesche truffe che alla fine foraggiano formazioni politiche, tipo lo scandalo della società “Suenos Compartidos”, un impresa costruttrice governata dalle Madri di Plaza de Mayo.

Lo Stato dovrebbe combattere con ogni mezzo la corruzione che dilaga ormai incontrollata da anni in tutto il Paese e che proprio nel decennio di potere kirchnerista ha raggiunto dei vertici mai visti e ha permesso al narcotraffico di installarsi definitivamente in una nazione che, da territorio di transito, si è trasformata in centro di produzione, specialmente delle pericolosissime droghe chimiche.